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Prossime uscite di Eugenio Mazzarella
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791256148622 Per specula aenigmatis. 0-75
Perché i poeti. La parola necessaria Mazzarella Eugenio - Neri Pozza, 2020 - Piccola Biblioteca Neri Pozza
Nel 1946 Martin Heidegger tenne una conferenza, Perché i poeti?, pubblicata poi nei saggi di Holzwege. Negli scritti di Heidegger, è tra quelli che segnano il grande confronto del pensiero heideggeriano con il dire dei poeti, e la cosiddetta svolta nel pensiero del filosofo tedesco dall'analitica esistenziale di Essere e tempo alla riflessione sul senso dell'essere come evento del linguaggio custodito nella poesia. Passaggio che avviene soprattutto attraverso un'interrogazione sull'essenza della poesia in Hölderlin. In questa piccola opera, Eugenio Mazzarella ritorna sui temi propri del confronto di Heidegger con la poesia, e la domanda sulla sua essenza, in una prospettiva, però, in cui l'analitica esistenziale non è affatto abbandonata. Il senso dell'essere, la verità dell'essere, schiusa dalla poesia, appare come un "fatto di parola", come l'evento stesso del linguaggio, ma è, ad un tempo, anche un'esperienza esistenziale. Lo "strano fatto" della poesia è "l'istituzione linguistica del mondo" prima che ci siano le singole cose, è l'apertura stessa del mondo. Ma questa "istituzione linguistica" è imprescindibile dall'Esserci, dall'Io che nomina il mondo e, nominandolo, ritrova sé stesso. Di qui il ruolo, centrale e fondativo, come insegnerà Leopardi, dell'Io lirico. In un attraversamento, dell'esperienza della grande lirica moderna, del "nichilismo" poetico di Leopardi, del suo presupposto spirituale nell'Ecclesiaste, e in un confronto con la stessa lettura di Heidegger di Hölderlin, Mazzarella mostra in queste pagine la parola necessaria della poesia e la sua insostituibilità come fenomeno peculiare dell'esistenza umana.
Per specula aenigmatis. 0-75 Mazzarella Eugenio - Castelvecchi, 2026 - Cahiers
L'espressione "Per specula aenigmatis" rimanda al celebre passo della Prima lettera ai Corinzi (13,12), dove Paolo di Tarso scrive: «Ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; allora vedremo faccia a faccia». È l'idea di una conoscenza indiretta, opaca, che solo alla fine si farà chiara. Questa poesia esplora proprio quell'enigma, seguendo le esperienze che prendono parola lungo l'intero arco di una vita - come suggerisce il sottotitolo. È un tentativo di dire, in forma poetica, il «prestigio del cuore»: ciò che ciascuno vede e sente di sé nella macchina dell'anima, portato finalmente alle labbra. L'enigma viene attraversato nel presente, in vista di un futuro in cui forse tutto si farà trasparente all'anima stessa, se una tale trasparenza le è promessa o dovuta. È una scommessa di senso spinta fino al limite dei propri confini: il pensiero che si fa poesia nella speranza che, alla fine, lo specchio diventi terso, e consenta di comprendere che cosa si è attraversato e perché.