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Scritti da un ducato in fiamme. Delfini, D'Arzio e il Novecento libro
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LIBRO   9788898420360

Scritti da un ducato in fiamme. Delfini, D'Arzio e il Novecento Bertoni Alberto   -  Corsiero Editore, 2016  -  Il Cannocchiale

Il titolo di questo libro richiama la raccolta di novelle con cui Carlo Emilio Gadda vinse il premio Viareggio nel 1953. Là era "per allegoria, il ducato di Milano, una zona virtuale, lontana nel tempo e nella storia, nostalgica, viscontea; ovvero il periodo del duce"; qui, similmente, è il Ducato estense nei suoi prolungamenti novecenteschi, Modena e Reggio Emilia, e i due maggiori scrittori di quelle città: Antonio Delfìni e Silvio D'Arzo. Per diverse ragioni accomunati da un destino di outsider e di "sbrancati", questi narratori hanno dialogato con le avanguardie storiche novecentesche e con la miglior tradizione letteraria anglosassone, nutrendo, come pochi altri, il loro milieu emiliano e provinciale di elementi europei. La giustapposizione di questi due profili letterari avviene sullo sfondo di una tradizione emiliana che l'autore tratteggia evocandone le propaggini che si estendono fino ai nostri giorni, nelle pagine di scrittori come Pier Vittorio Tondelli, Ugo Cornia, Francesco Guccini, Ermanno Cavazzoni e Daniele Benati. Alberto Bertoni ha rifuso in questo libro saggi scritti nell'arco di alcuni decenni: una lunga frequentazione critica delle pagine di Antonio Delfini e di quelle di Silvio D'Arzo, arricchita dalla passione delle comuni radici e della consanguineità di storie e di geografie: così, in controluce, si riconoscono in alcune di queste pagine affioramenti autobiografici delfiniani e darziani e dell'autore stesso.

€ 17.50 € 16.63
Semplici abbandoni libro
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LIBRO   9788806263850

Semplici abbandoni Bertoni Alberto   -  Einaudi, 2025  -  Collezione Di Poesia

Alberto Bertoni scrive partendo da minimi eventi personali, con riferimenti concreti alla vita di tutti i giorni, in luoghi precisi; ma presto il dato autobiografico deborda dallo spazio interiore e si muove rapido lungo l'asse temporale. Il riaffiorare dei ricordi, i colloqui con i familiari o gli amici scomparsi attivano il dialogo con un passato che non smette di agire nel presente. Nel serbatoio della memoria, il fermo immagine elegiaco si stempera in ironia o inciampa nella storia collettiva (le guerre, le migrazioni, il covid...). Con i suoi gesti quotidiani - comprare il pane e il giornale, il caffè del mattino e i piaceri della tavola, e poi l'accesa passione per lo sport, i viaggi e gli incontri occasionali -, il presente diventa sulla pagina lo specchio di una realtà che sfugge i tentativi di decifrazione, si presta a equivoci e ambiguità, entra in una zona d'ombra. E pur muovendosi negli enigmi del paesaggio, disorientati tra le nebbioline di Modena o le biforcazioni di strade mai imboccate, può accadere che nella «fuga inesorabile del tempo» si riaccenda improvviso il dettaglio di un ricordo, qualcosa in grado di mitigare le ansie, le mancanze.

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