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Senza parole. Il tema dell'indicibilità di Dio nella riflessione medievale Simonetta Stefano - Unicopli, 2011 - Testi E Studi
"Le negazioni sono vere nei riguardi delle cose divine, mentre le affermazioni non si adattano al mistero che le contraddistingue": questa tesi, formulata nella Gerarchia celeste di Dionigi lo pseudo-Areopagita, segna anche per l'Occidente cristiano di lingua latina l'origine della tradizione di pensiero che si suole indicare con l'espressione "teologia negativa". Obiettivo di questo studio è appunto esaminare l'impatto avuto dal corpus areopagiticum su tale tradizione, impegnata a individuare un passaggio stretto che permettesse di conciliare il principio dell'assoluta trascendenza di Dio con l'esigenza di dargli un nome, per poter professare, difendere e diffondere il proprio credo. Nel farlo, esso ricostruisce alcune fra le tappe più significative della storia della teologia negativa nel medioevo latino, accompagnando il lettore lungo un percorso che va dall'età carolingia (con Giovanni Scoto) al XII secolo (Alano di Lilla), per poi concludersi con un'analisi del modo in cui Tommaso d'Aquino raccolse la sfida lanciata da Mosè Maimonide sulla questione dell'indicibilità di Dio.
Si salvi chi può? Volere divino, merito e dominio nella riflessione del primo Wyclif Simonetta Stefano - Lubrina Bramani Editore, 2007 - Quodlibet
William Shakespeare ci regala due 'istantanee', da accostare l'una all'altra: l'immagine di un uomo di fronte al giudice divino a mani levate, consapevole di non avere argomenti da addurre a propria discolpa, e quella di un Dio chiamato a formulare ogni sentenza applicando rigorosamente le pene previste per chi trasgredisce (o rispetta) la sua legge. Nel mezzo, fra gli opposti estremi di quanti teorizzano la giustificazione per sola fede e di chi afferma invece l'esistenza di un legame diretto e ineludibile fra l'operato di un uomo e il suo destino eterno, si apre un lembo di terra al quale si aggrappano tutti coloro che cercano una soluzione capace di conciliare l'onniscienza e l'onnipotenza di Dio con la libertà del volere umano, la necessità divina con la contingenza del mondo. Uno dei tanti pensatori medievali, l'inglese John Wyclif (1328 ca.-1384), tenta di aprire un sentiero, lungo quel sottile crinale, che gli consenta di mantenersi in equilibrio fra gli estremi appena ricordati e di approdare a una dottrina in grado di conferire un senso, un valore, alle scelte dell'uomo, senza per questo ridimensionare in alcuna misura le prerogative della sovranità divina.