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Libri di Titolo S
Solo morti Tedesco Alessandro Giuseppe - Kimerik, 2025
È la morte un punto finale o solo una parentesi aperta? Aristarco Dindi è uno scrittore mancato, un uomo intrappolato tra ambizioni irrealizzate e una vita che sembra sfuggirgli di mano. Quando si imbatte nell'impossibile la Morte, incarnata in un personaggio ironico e disincantato la sua esistenza prende una piega inaspettata. Da questo incontro nasce un viaggio surreale e filosofico che lo porta a interrogarsi su ciò che significa essere vivi e su come i morti influenzino il nostro presente. Accompagnato da una galleria di personaggi memorabili come Pecorente, l'eterno indeciso, Frenèsia, la cuoca tuttofare, e Zoe, portatrice di una visione luminosa dell'amore e della morte Aristarco esplora domande profonde: cosa ci attende oltre la vita? Qual è il legame che unisce i vivi ai defunti? E soprattutto, cosa ci insegna la consapevolezza della nostra fine sulla qualità del nostro tempo? In Solo morti, l'Autore ci regala un'opera teatrale unica nel suo genere, dove il confine tra comico e tragico si dissolve. Con un linguaggio che alterna lirismo e ironia, ci guida in un'esperienza che invita a riflettere sul mistero dell'esistenza, sul valore dell'amore e sull'importanza di vivere pienamente ogni istante. Questa commedia teatrale è molto più di una semplice rappresentazione: è una finestra aperta sulle contraddizioni umane, una meditazione sulla fragilità della vita e, al tempo stesso, un inno alla sua bellezza. Un'opera che parla a tutti: a chi si interroga sull'aldilà, a chi cerca conforto nella memoria dei propri cari, e a chi semplicemente non teme di affrontare con un sorriso le grandi domande della vita.
Sinassi. Ovvero quando è tempo di radunarsi per diventare quello che siamo nati per essere Tedesco Alessandro Giuseppe - Kimerik, 2022 - In Cantus
Sinassi è il titolo che l'autore Alessandro Giuseppe Tedesco ha scelto per la sua commedia in tre atti e che da un'eco cristiana si traduce in antidoto per diventare quello che siamo nati per essere. Radunarsi verso il centro profondo dell'essere, il Sé, prevede partecipazione, riflessione, passione, condivisione, voglia di vivere oltre il limite della sofferenza, della presunzione, dell'onnipotenza, della paura di consumare il tempo concesso e poi morire. I personaggi che dialogano tra loro, sono ognuno un personaggio non risolto. Nessuno di loro, né le verità della filosofia, né il pragmatismo dell'economia, né l'ermeneutica della psicoanalisi, né il pensiero tra certezze e ossessioni, né l'immaginazione abusata che si prostituisce all'illusione del posso tutto senza limiti, o quel che rimane di lei nelle generazioni più giovani, così deprivate di un futuro possibile, è in grado, da solo, di permettere a Kore di iniziare il viaggio della vita. Lungo un percorso di riflessioni sulle possibilità che la vita offre in ogni momento, al di là del tempo e dello spazio, Alessandro Giuseppe Tedesco, esplorando le dinamiche e le sofferenze dell'io, offre una speranza: ci vuole passione per vivere, ci vuole carità per noi stessi e per gli altri, per iniziare il viaggio. L'attesa del viaggio è lunga tre atti, l'incipit è il monologo del Senzatetto, anche lui un personaggio che vive una vita sospesa, che, da un giaciglio di cartoni arrangiati in una anonima stazione, parla a se stesso rivelando la necessità di Kore, personaggio chiave, interprete dell'urgenza umana, «che non può più attendere una risposta: vivere il profondo mistero di ciò che siamo nati per essere». Senzatetto introduce fin dall'inizio il messaggio che ruota intorno all'intera opera e che avrà un solo, intimo, epilogo: vivere il viaggio della vita «perché noi siamo figli dell'infinito Amore», nonostante tutto.
Simone lo zelota Tedesco Alessandro Giuseppe - Kimerik, 2025 - In Cantus
"Simone lo zelota" è un dramma suddiviso in tre scene che ci introducono alla complessità del perdono. La prima è una sorta di prologo, ripresa verso la fine del dramma, mentre cresce il pathos degli avvenimenti. La seconda e la terza sono divise in quadri che terminano con una scena finalmente riunita che si scioglie in un finale dove, mentre si spegne l'esaltazione della giustizia superficiale dell'uomo della strada, si indica l'unica via da non sprecare: la responsabilità di amare, sempre, il volto dell'altro. Il protagonista Salvatore è un uomo malato; un paralitico incapace di perdonare. Intorno al suo letto, i personaggi che si prendono cura di lui danno vita a un dialogo sul dolore e la rabbia e sul desiderio di vendetta. Salvatore decide di raccontare una storia vivente, perché solo un'esperienza può farci cambiare. Così inizia il racconto di Simone lo zelota, un lebbroso che diventerà uno degli apostoli. E la scena prende vita con nuovi personaggi, Giuseppe, il vecchio padre di Simone, Mannaem, un suo giovane amico, e Aglae, un tempo prostituta, anche lei lebbrosa, poi guarita. I personaggi della seconda e terza scena parlandosi e interagendo, finiranno per unirle e farne una sola. L'ultimo quadro mostrerà tutto il dramma della lettura superficiale del tema del perdono e della memoria ferita che sfocerà in una bestiale uccisione. Questo orribile scenario è la conseguenza del pensiero banalizzante dell'uomo della strada, sotto l'effetto di un istinto cieco alla ricerca della giustizia. L'epilogo mostra che se è vero che non può esserci pace senza giustizia, una pace giusta senza perdono è impossibile, altrimenti l'odio e la rabbia per quello che si è ricevuto o verso se stessi, attori o complici del male fatto, ci renderanno schiavi senza speranza.