M Libri
Libri di Titolo M pubblicati nella collana Reading Theatre
Molly Sweeney. Vedere e non vedere Friel Brian Sacks Oliver - Reading Theatre, 2006 - Reading Theatre
Molly Sweeney è una donna di quarant'anni completamente autonoma, lavora come fisioterapista in un centro benessere, ha molti amici. Ma è cieca, ha perso la vista quando aveva solo dieci mesi di vita. Suo padre le ha insegnato a riconoscere i fiori e gli alberi del suo giardino, e il tatto supplisce quasi perfettamente all'assenza della vista. Poi Molly sposa Frank, un entusiasta senza arte né parte, l'uomo delle imprese bizzarre e impossibili. Frank si mette in testa di studiare in biblioteca il caso di Molly e si convince che ci sia una possibilità che lei veda di nuovo. Molly riacquista una visione parziale, ma in un certo senso deve "imparare" a vedere, un processo niente affatto semplice.
Mercurio Nothomb Amélie Capuani M. (Cur.) Nano A. (Cur.) - Reading Theatre, 2006 - Reading Theatre
Corre l'anno 1923. Una giovane orfana ventitreenne, Hazel, vive da cinque anni in un castello arroccato su un'isola spazzata dal mare e dai venti. Con lei c'è Omer Loncours, un vecchio lupo di mare di settantasette anni, che l'ha portata lì con sé dopo un terribile incidente in cui è rimasta sfigurata. Per proteggerla dalla tragedia, il Capitano ha fatto bandire dalla loro dimora non solo gli specchi, ma ogni possibile superficie riflettente, così che Hazel non possa - anche volendo -vedere il proprio volto. La disperazione della giovane persuade il Capitano a ingaggiare dall'ospedale sulla terraferma un'infermiera che le presti quotidianamente le sue cure. E Francoise Chavaigne, una donna di trent'anni forte e capace. Tra le due si stabilisce subito un potente dialogo. Alla diffidenza iniziale, Hazel sostituisce un trasporto quasi morboso, dettato dalla necessità di parlare, di liberarsi dal peso della sua tragedia fisica e del legame sessuale perverso che il Capitano la costringe a intrattenere con lui. Ma la chiave di questo incontro, l'elemento che lo suggellerà per sempre, sarà l'amore per i libri unica via di fuga da una realtà altrimenti insostenibile.
Mi chiamo Rachel Corrie Rickman A. (Cur.) Viner K. (Cur.) - Elliot, 2008 - Reading Theatre
È sempre triste, quando muore qualcuno. Ancor più triste, se è una persona giovane. Intollerabile, se è una morte che si poteva evitare. Il 16 marzo 2003 una ragazza americana di ventitré anni, Rachel Corrie, membro dell'lnternational Solidarity Movement, viene schiacciata da un bulldozer dell'esercito israeliano a Gaza, mentre cerca di impedire - illudendosi che basti fare scudo con il proprio corpo - la demolizione di una casa palestinese. La sua morte così insulsa è diventata il simbolo di una pace, quella che da tanti anni insegue il Medio Oriente, calpestata e imbrattata di sangue. Attraverso i diari di Rachel, le lettere, le e-mail, è nato questo monologo, che restituisce un'ora di vita a una ventenne idealista come oggi ce ne sono poche: problematica, sognatrice, un po' logorroica, appassionata di Salvador Dalì e Pat Benatar, fumatrice accanita, che mollò la scuola e partì da Olympia, nello Stato di Washington, per andare a lavorare come attivista durante la seconda Intifada nella striscia di Gaza, al cuore dell'incendiario conflitto israelo-palestinese. Rappresentato al Royal Court di Londra, poi nel West End, "censurato" a New York e successivamente accolto off-Broadway, sempre "tutto esaurito", il testo ha suscitato un acceso dibattito, richiamando l'attenzione delle istituzioni sulla sicurezza delle organizzazioni umanitarie che cercano di riportare la pace nelle zone calde del mondo.