C Libri
Libri di Titolo C editi da Abe con argomento Storia
Constança de Sicìlia. Costanza di Svevia fu Beatrice di Savoia e Re Manfredi di Puglia Bascetta Arturo Cuttrera Sabato - Abe, 2021 - Le Regine Di Sicilia
La principessa ebbe il nome della bisnonna, sangue di Ruggero II Altavilla. Si capì subito l'amore dei genitori verso le casate degli avi, immersi nei possedimenti, giunti al ramo svevo, per acquisizione tanto della Puglia, quanto della Sicilia. L'imperatore Federico II, suo nonno, non era ancora morto, prima di Natale del 1250, che lei era già nata, da suo figlio naturale, Re Manfredi, che mantenne la Corona di Sicilia per ben sedici anni. Sia ben chiaro, Principato del Regno fu sempre il Gargano, ma a Beatrice, fresca sposa sabauda, piaceva Catania, e lì nacque l'adorata creatura. Le fu posto nome di Costanza anche per attenuare pene e sofferenze della casata degli Svevi del Principato pugliese, che riuniva il suo Parlamento in quel di Barletta. Costanza fu allattata a corte dalla giovane regina figlia di Amedeo di Savoia, di cui già godeva, per eredità dotale, di alcuni feudi. Ma ebbe anche una dama per nutrice, chiamata Bella d'Amico, fresca sposa di Laùria, suffeudatario calabrese, anch'ella puerpera, essendo madre del piccolo Ruggiero di Laùria, suo fratello di latte e poi di vita. Bella fece da nutrice e da dama di compagnia, restando per sempre donna di camera della principessa, come una seconda madre, specie dopo la morte di Beatrice, avvenuta prima del 2 giugno 1259, data del secondo matrimonio di Manfredi, Principe di Taranto, con Elena Ducas, almeno a dire di Bartolommeo di Neocastro. Alla morte di Federico II, infatti, fu il figlio vedovo Manfredi, pur essendo spurio, a reggere il trono, come recita il testamento. Il patto era di riconsegnarlo all'erede legittimo, il fratellastro Corrado IV di Germania, che però la malaria volle colpire a morte, in quel di Lavello, nel 1254, dopo un paio di mesi di malattia, in cui corse anche voce che Manfredi lo avesse fatto avvelenare. Delle sue spoglie, il cui cuore e le viscere furono tumulate a Melfi, mentre il resto del corpo giunse a Messina, dove si svolsero nuovi funerali (prima della sepoltura definitiva a Palermo). A tal proposito il mesto avvenimento, per via del gran numero di ceri, è ricordato perché nel corso del rito si sviluppò il furioso incendio che distrusse il Duomo, senza mai capirne le vere cause.3 be potuto andare a Venezia per spendere le somme cospicue che gli vennero addebitate.... Costanza mostrò la sua abilità politica di sovrana e di cristiana, dopo aver sistemato anche le figlie: Isabella a Regina del Portogallo e Violante a sposa di Roberto d'Angiò. La perdita del primogenito Re Alfonso Il Liberale e del secondogenito Pietro, Principe d'Aragona e di Sicilia, restò una piaga insabile, ma c'è da dire che anche gli altri tre maschi non fecero altro che le sue volontà, fino all'ultima trama di questo lungo film, riavvolto a Roma dai pontefici. Qui, durante il pellegrinaggio, come la migliore suddita al mondo, guardata a vista da Giovanni da Procida, chiese e ottenne ogni giorno indulgenze, in attesa che il figlio Re d'Aragona venisse a trattare la pace con Re Carlo d'Angiò e con suo fratello Re di Sicilia. Poi se ne tornò felice in Catalogna, dove dispensò amore al popolo per l'anima del fu marito, e per la sua, facendo innalzare molti monasteri. Così il cronista: - Feu molt de be per l'anima del senyor Rey en Pere, marit seu, e per la sua, e feu molts monestiri e molts d'altres bens.102 Quando raggiunse Barcellona, per lealtà e imparzialità con la prole, li donò alla casa dei frati minori dell'altro figlio, che era Re Namfos d'Aragona, sposo dell'Infanta, e lì restò, dove morì vestita con l'abito dei frati minori...
Civitate tremiti. Vol. 2: Città scomparse del Medioevo. La città di Termoli prima di Termoli, sede di Contea di Roberto Loritello con l'Isola Vaticana del Pantano, da Sant'Agata al Rio Triolo di Lucera Bascetta Arturo - Abe, 2022
L'ubicazione delle antiche città altomedievali da tempo è oggetto di studi senza però avvicinarsi a quella che potrebbe essere definita come la «verità storica». Spesso si è considerato il Medioevo come un periodo dalla bassa se non nulla mobilità, correndo il rischio di allontanarsi dall'unico percorso che uno storico dovrebbe compiere, l'analisi attenta e scrupolosa delle fonti. Bisogna sempre partire dai toponimi, senza però collegarli fra essi, quando risultano simili ma non coincidenti. Con il cambiare dei centri di gestione del potere, e con le continue diatribe tra sovrani, inoltre, all'arduo compito di seguire il filo di una matassa ingarbugliata, si aggiunge anche la difficoltà nel dover «rettificare» se non le considerazioni, quanto le macchinazioni, a volte divenute «vangelo», di chi spesso si è spinto in avanti per il gusto di dare una longevità storica a questa o a quella città, risultata poi omonima di un'altra, sebbene in altra provincia. Ciò accade nella frettolosa analisi che ha lo spiacevole pregio di condurre fuori strada il lettore. Così è successo per i paesi dell'antico Principato di Baruletto, o Andria che dir si voglia, che ha originato una Capitanata sempre più molisana e sempre meno pugliese, i cui confini giungevano ora a San Bartolomeo in Galdo, ora a Castelpagano. Di certo il perimetro inglobò il Porto fluviale di Termoli, quello appartenuto al patrimonio di San Pietro, di cui si parla nei documenti degli Archivi Segreti Vaticani, così l'antica Tremiti, che per troppi anni è stata confusa con le sue isole, ma che in realtà era sulla terraferma e inglobava anche S.Agata. Altro esempio lampante è la confusione che si è fatta tra Florentiam, ovvero Forenza, e fra Castelfiorentino e Civitate Fiorentina, che risulta essere nelle prossimità dell'acto Lucerinum di Foggia, anzi, proprio nel lamis di San Marco del Monte Gargano. L'analisi che segue, dunque, basata su bolle papali, imperiali, elenco di tasse e pergamene coeve, può aiutare a dipanare le nebbie dell'incertezza, creata dalla moltitudine di fraintendimenti, gettando luce sugli avvenimenti «avvenuti» nei luoghi dove avvennero, e non nella fantasia degli autori di ogni tempo. Questa ricerca vuole lanciare un sesso a Termoli, urlando al mondo che nel suo territorio fu l'originaria Civitate Tremiti, come si è tentato di dimostrare, alimentando questa collana editoriale dedicata alle città scompare. Sono i luoghi appartenuti ai Carolingi della Via Francigena, poi negli acta longobardi fatti propri dai Bizantini, colonizzati dagli Altavilla, rinati con i consoli cassinesi Normanni, inglobati dai Franchi nel Regno di Gerusalemme, sequestrati dagli Svevi, riorganizzati dal Papa nelle nuove arcidiocesi. I successivi cronisti ci pongono di fronte a diversi interrogativi, su quelli che possono essere definiti "grandi eventi storici", che riguardano personaggi importanti e controversi, da Ruggero I a Re Manfredi, che hanno complicato l'opera di ricostruzione dei fatti operata dagli storici. Compito del giornalista è quello di condurre per mano il lettore in questo groviglio, magari ostico, sicuramente complesso, ma mai «buio», quale fu il Medioevo, ed uscirne più ricchi, consapevoli che spesso le cose sono andate diversamente da come ce le hanno raccontate.