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Libri di Titolo C editi da Abe pubblicati nella collana Citta Scomparse Del Medioevo
Città scomparse del Medioevo: Civitate Porta Apulia. Dal priorato amalfitano alla rocca Alberola col passo sul fortore e la dogana a Fossa Ceca, di Castro Volturino e di Casale Monte Marano nella contea normanna del «Ducato Vetere» Bascetta Arturo - Abe, 2026 - Città Scomparse Del Medioevo
"Volturino è l'antica Civitate Apulia della Battaglia del 1053 di Papa Leone IX: la Porta fondata dai Salernitani di S.Leonardo Civitate Apuliae è la denominazione ufficiale e più frequente nei documenti medievali, compresi quelli che confluirono nel Codice Diplomatico Barese. Nelle bolle papali - come quelle di Leone IX relative al 1053 - e nei diplomi normanni, la città viene indicata come Civitas Apuliae per distinguerla da altre "Civitates". Nei registri ecclesiastici dell'epoca, la diocesi (poi detta di Volturino) è censita come Dioecesis Civitatensis in Apulia, poiché spostatasi da Terravecchia alla Civitate della Porta Apulia. Tale termine serviva a identificare inequivocabilmente il centro situato nell'alto Tavoliere fondato dagli Amalfitani; il primo dopo la migrazione dei popoli italici che invasero la nuova Puglia in seguito allo "scoppio a catena" delle coste del Lazio antico, avvenuto intorno al 950 d.C. Civitate Apulia è il nome "di Stato" usato dai notai e dalla curia. Si trovava strategicamente sulla via Appia, posizione che la rendeva la "Porta della Puglia" (da cui l'aggiunta Apuliae); anzi, sorgeva proprio lungo il fiume Fortore che, dopo la secca, divenne «Isola del Fortore», di cui furono noti il Porto e il Passo obbligato per accedere in Puglia. Gli atti descrivono i confini della città proprio con questa dicitura. La questione della localizzazione della Civitate del 1053 e della sua eredità è uno dei temi più dibattuti della topografia storica pugliese, e il nome di Volturino entra in gioco proprio per la successione della diocesi civitatense. Quest'ultima non scomparve nel nulla: dopo l'abbandono del sito medievale di Civitate presso il Fortore, il titolo vescovile e la giurisdizione furono traslati. La Civitate medievale divenne una città fantasma, ma la sua eredità spirituale e amministrativa restò nella toponomastica, tanto con l'Arce di S. Leonardo (l'arco trionfale dei salernitani nel nome del loro protettore), quanto con la Civitate della Porta (la porta più famosa della nuova Puglia, che la rappresentava). Volturino è stato storicamente identificato come uno dei centri che hanno raccolto l'eredità territoriale e demografica di quell'area. In molti documenti e tradizioni locali, esso è considerato l'erede della "Civitate" poiché situato in posizione dominante (la "Porta") rispetto alla pianura dove avvenne lo scontro. Mentre l'archeologia identifica il sito fisico della battaglia a San Paolo di Civitate (confondendo i resti di un'altra preziosa città appartenuta al vescovo di San Severo), la storia documentale e la memoria della "Civitate" come istituzione si spostano inesorabilmente verso l'interno. Ciò rende «Passo del Fortore» il legittimo referente per chi cerca la "Civitate" nei secoli successivi al 1053. La sede della diocesi che si ritrova nei regesti successivi alla battaglia è, indubbiamente, quella dove rifiorì Volturino: la prima dogana di Puglia. Il Passo dell'Isola di Fortore - l'unico per poter accedere in Puglia, nonché la Porta e il Porto - si trova proprio ai piedi del colle cittadino, passaggio obbligato tra il Sannio e la Puglia piana. Definire Volturino "Porta dell'Apulia" non è solo un titolo onorifico, ma una descrizione militare: nel 1053 gli Altavilla scesero dai passi montani verso il Fortore, e sconfiggere il Papa sul Fortore significò scardinare l'ultima difesa prima di dilagare fino a Capua e dichiarare decaduto il Principato imperiale". L'Autore.
Civitate Frequento. L'episcopio di S. Marciano in Bivino e la contea frequentina di Ecana in Principato di NEa Hea-Apula sulla via Appia di Andria e Canosa Cuttrera Sabato - Abe, 2025 - Città Scomparse Del Medioevo
Enigmi di geografia medievale: i segreti di Aeculano e Frequento. Il lavoro di Sabato Cuttrera si configura come una complessa indagine storica volta a dimostrare come la storiografia tradizionale abbia errato nel localizzare centri nevralgici dell'antichità e del medioevo. La tesi portante è che città come Eca, Aeculano, Quintodecimo e Frequento non vadano cercate nelle loro attuali collocazioni irpine, ma in un'area geografica spostata verso la Puglia, tra il Foggiano, l'Andriese e il territorio di Trani. L'Autore inizia analizzando l'eredità degli Ecani di Castelvetere, legando il culto dei "30 martiri" non a Frigento, ma alla zona di Trecento presso Lucera. In questa visione, la città di Aeculana (o Aeculano) non corrisponderebbe a Mirabella Eclano, bensì a una "città della Porta" situata sul fiume Beletro, nei pressi di Trani. Questa zona sarebbe stata il cuore del potere normanno, ospitando il Principato di Boemondo e la reggia di Roberto il Guiscardo, quest'ultima identificata nel castello di S.Giovanni a Urano presso Canosa. Un punto cruciale della ricerca riguarda la via Appia Traianea. Cuttrera sostiene che il tratto diretto a Venosa toccasse una Quintodecimo situata presso Andria e non in Irpinia. Di conseguenza, anche la Valle d'Ansanto e la celebre Mefite descritta da Virgilio andrebbero riposizionate, poiché i siti irpini mancherebbero delle caratteristiche fisiche (come la grotta e il lago) descritte nelle fonti antiche. La stessa figura di San Marciano/Martiano, tradizionalmente legata alla fondazione dell'Episcopio Frigentino, viene qui ricollocata presso Vibino (Bivino) e Arpi, dove sarebbe nata la sua vera Civitate, a sua volta confusa con la successiva San Martino di Bovino. La parte centrale del testo spiega la "metamorfosi onomastica" avvenuta tra il X e il XII secolo. L'autore descrive un processo di dissoluzione e migrazione fonetica: a causa di eventi bellici e politici, i nomi delle città si sarebbero spostati insieme alle popolazioni. La Frigento irpina sarebbe dunque una ricostruzione tardiva operata da migranti avellinesi che "esportarono" il nome dell'antica Civitate Frequentina pugliese della Torre dei Pagani verso le montagne interne. Infine, l'indagine si sposta sulla struttura delle contee sotto i re normanni Ruggero I e Ruggero II e sulla conferma dei poteri ecclesiastici. Attraverso l'analisi delle Bolle papali (da Alessandro III a Innocenzo III), l'Autore ricostruisce la frammentazione del territorio in due diversi tenimenti chiamati Frigento: uno legato a S. Croce e l'altro a S. Silvestro. Il documento si chiude delineando il ruolo della Contea dell'Aquila e la definitiva stabilizzazione dei confini tra il demanio di Castelvetere e le nuove sedi vescovili, consolidando una geografia che, pur essendo quella giunta fino a noi, avrebbe occultato le reali radici storiche dei luoghi. L'ubicazione delle antiche città altomedievali da tempo è oggetto di studi senza però avvicinarsi a quella che potrebbe essere definita come la «verità storica». Spesso si è considerato il Medioevo come un periodo dalla bassa se non nulla mobilità, correndo il rischio di allontanarsi dall'unico percorso che uno storico dovrebbe compiere, l'analisi attenta e scrupolosa delle fonti. Con il cambiare dei centri di gestione del potere, e con le continue diatribe tra sovrani, inoltre, all'arduo compito di seguire il filo di una matassa ingarbugliata, si aggiunge anche la difficoltà nel dover «rettificare» se non le considerazioni, quanto le macchinazioni, a volte divenute «vangelo», di chi spesso si è spinto in avanti per il gusto di dare una longevità storica a questa o a quella città, risultata poi omonima di un'altra, sebbene in altra provincia. L'analisi che segue, dunque, basata su bolle papali, imperiali, elenco di tasse e pergamene coeve, può aiutare a dipanare le nebbie dell'incertezza, creata dalla moltitudine di fraintendimenti, gettando luce sugli avveni...