Nell Libri
Libri di Titolo Nell editi da Pacini Editore pubblicati nella collana Arte
Prossime uscite della collana Arte
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791281808447 La linea del contemporaneo. Pasolini, Roberto Longhi
- 9791281808379 Lorenzo Amadori. Leggerezza. Catalogo della mostra (Pesaro, 4 aprile-3 maggio 2026)
- 9791280717627 The Francis Bacon Collection. Ediz. italiana e inglese
- 9791259583109 Gozzi e tiroidi nell'arte
- 9791259583086 La Reggia di Versailles
- 9791259582911 Thérèse Rivière. Storia di uno sguardo
- 9791259561282 In coscienza
- 9791255612728 Ceramiche. Walt Disney. Zaccagnini 1938-1958
- 9788899401313 Roma futurista. Dalla moltiplicazione alla serialità
- 9788899401177 Tano Festa e gli amici di Piazza del Popolo. Catalogo della mostra
Nelle terre del marmo. Il valore storico delle pietre da ornamento Bartelletti A. (Cur.) - Pacini Editore, 2023 - Arte
Nel 1563, David Fortini scoprì i "Misti" sopra Seravezza nel Monte di Stazzema e li consegnò a Cosimo I che, subito invaghitosi di marmi così carnali, li impose con enfasi e parsimonia prima a Firenze e poi sulla scena italiana ed europea. Nel lungo periodo che va dal Manierismo al Barocco, le Brecce paonazze delle Apuane fiorentine hanno ben rappresentato il simbolo materico del potere e del mecenatismo della casata Medici. Nelle tonalità cromatiche era possibile leggere il lessico luxuriosum dei marmi antichi, anche grazie a quella loro straordinaria somiglianza con il Marmor scyrium o Breccia di Sciro o di Settebasi. Sulla scia del successo delle Brecce medicee il mercato si arricchì di ulteriori pietre da ornamento, dagli Alabastri ai Diaspri teneri della Sicilia, dal Giallo di Siena al Portoro, per poi accogliere il Rosso di Francia con grande benevolenza soltanto pochi decenni dopo. È proprio in questo ultimo tratto di Cinquecento, dominato dal colore debordante dei marmi antichi e moderni, che il domenicano Agostino del Riccio offrì alla nascente marmologia un'opera manoscritta, sconosciuta al tempo, ma destinata a imporsi alla comune attenzione dopo la morte dell'autore. La sua Istoria delle pietre non poteva che nascere nella Firenze dei Medici, all'apice dell'impresa granducale di trasformazione della città nel più grande emporio, deposito, cantiere e mostra di marmi di cava e di spoglio. In questo luogo unico della più avanzata conoscenza naturalistica delle pietre e della sperimentazione di nuove tecniche di lavorazione artistica, Agostino del Riccio aveva frequentato il Casino di San Marco, ovverosia l'originario laboratorio mediceo delle grandi imprese di tecnologia produttiva. Grazie a quel clima, respirato per anni e profondamente, l'umile frate compilò, forse in modo inconsapevole, la prima opera di una lunga tradizione toscana di indagine storico-scientifica sull'impiego dei marmi nei vari campi dell'arte. L'interesse marmologico fondato sul valore storico dei lapidei trovò così un sicuro epicentro nella città di Firenze, dove maggiore fu l'effetto deflagrante del sisma culturale registrato per primo da Agostino del Riccio. A questo luogo di massima irradiazione lungo la Penisola di valori artistici e significati estetici, corrispose più di un ipocentro. Si ebbero dunque più punti di origine di quella propagazione materica che fu la ragione fisica principale di un'onda lunga d'interesse architettonico ed antiquario verso i marmi colorati e le altre pietre da ornamento. Uno dei massimi ipocentri del fenomeno estrattivo va sicuramente individuato nelle Alpi Apuane, dove la grande varietà di lapidei rinvenibili e il loro uso elettivo nell'arte erano ben conosciuti, sia da Agostino del Riccio sia dai sempre più numerosi cultori della "bella materia".
Nelle terre del marmo. Scultori e lapicidi da Nicola Pisano a Michelangelo. Ediz. italiana e inglese Galli A. (Cur.) Bartelletti A. (Cur.) - Pacini Editore, 2018 - Arte
«È questo un volume che colloca Carrara e Pietrasanta (e con loro le Apuane) in una cornice non solo locale, ma italiana ed europea, per meglio comprendere la straordinaria fortuna della scultura in marmo apuano tra la metà del Duecento e gli inizi del Cinquecento: da Nicola Pisano a Michelangelo. Una lunga parabola o, forse meglio, un'iperbole di intense relazioni artistiche e commerciali, che vide protagonisti lapicidi e scultori di varia provenienza, la cui arte fece del marmo apuano il materiale più prestigioso e ricercato per statue, monumenti, altari o sepolcri, da Venezia a Napoli, dalla Spagna alla Francia. Il titolo del volume, Nelle Terre del Marmo indica, in prima istanza, una nuova possibile denominazione connotativa per un'area demo-territoriale non ancora del tutto consapevole di una propria identità. Si riferisce immediatamente a un territorio di diverse culture e tradizioni, che ha però condiviso una comune storia di eventi nel corso del periodo qui considerato, quando è stata campo di conquista e pure di divisione e scontro tra Genova, Pisa, Lucca e Firenze. Le Terre del Marmo potrebbero risultare assai più numerose nell'Italia del basso Medioevo e del Rinascimento. Questo titolo sarebbe forse rivendicabile da altri luoghi che hanno iniziato presto ad integrare e sostituire le pietre mancanti con le proprie, dopo lo spoglio, ormai completato, dai monumenti della Roma imperiale. Si tratta di borghi e vallate in cui sono nati, quasi per determinismo geografico, artefici per necessità, che hanno risalito lentamente la china delle competenze tecniche e delle abilità artistiche, divenendo prima picchiapietre o scalpellini, poi lapicidi ed infine scultori. Sono quei luoghi in cui talvolta arrivavano, da altre Terre o da città vicine ed affamate di pietre ornamentali, schiere di altri lapicidi e scultori, alla continua ricerca di materiali utili all'architettura e/o alle produzioni plastiche...» (Alberto Putamorsi, presidente del Parco Regionale delle Alpi Apuane)