S Libri
Libri di Titolo S editi da Kimerik pubblicati nella collana In Cantus
Sinassi. Ovvero quando è tempo di radunarsi per diventare quello che siamo nati per essere Tedesco Alessandro Giuseppe - Kimerik, 2022 - In Cantus
Sinassi è il titolo che l'autore Alessandro Giuseppe Tedesco ha scelto per la sua commedia in tre atti e che da un'eco cristiana si traduce in antidoto per diventare quello che siamo nati per essere. Radunarsi verso il centro profondo dell'essere, il Sé, prevede partecipazione, riflessione, passione, condivisione, voglia di vivere oltre il limite della sofferenza, della presunzione, dell'onnipotenza, della paura di consumare il tempo concesso e poi morire. I personaggi che dialogano tra loro, sono ognuno un personaggio non risolto. Nessuno di loro, né le verità della filosofia, né il pragmatismo dell'economia, né l'ermeneutica della psicoanalisi, né il pensiero tra certezze e ossessioni, né l'immaginazione abusata che si prostituisce all'illusione del posso tutto senza limiti, o quel che rimane di lei nelle generazioni più giovani, così deprivate di un futuro possibile, è in grado, da solo, di permettere a Kore di iniziare il viaggio della vita. Lungo un percorso di riflessioni sulle possibilità che la vita offre in ogni momento, al di là del tempo e dello spazio, Alessandro Giuseppe Tedesco, esplorando le dinamiche e le sofferenze dell'io, offre una speranza: ci vuole passione per vivere, ci vuole carità per noi stessi e per gli altri, per iniziare il viaggio. L'attesa del viaggio è lunga tre atti, l'incipit è il monologo del Senzatetto, anche lui un personaggio che vive una vita sospesa, che, da un giaciglio di cartoni arrangiati in una anonima stazione, parla a se stesso rivelando la necessità di Kore, personaggio chiave, interprete dell'urgenza umana, «che non può più attendere una risposta: vivere il profondo mistero di ciò che siamo nati per essere». Senzatetto introduce fin dall'inizio il messaggio che ruota intorno all'intera opera e che avrà un solo, intimo, epilogo: vivere il viaggio della vita «perché noi siamo figli dell'infinito Amore», nonostante tutto.
Spiriti allegri Grillo Maria Stella - Kimerik, 2019 - In Cantus
Il nucleo semantico prevalente che connota i testi teatrali di Maria Stella Grillo è quello psicologico. Il sentimento dell'esistenza nelle sue drammatiche forme. Talvolta un tessuto di vicende dolorose s'innesta su spunti e procedimenti tipici della commedia. Precisato che l'autrice opera quasi esclusivamente nella sfera psicologica, è da rilevare che i personaggi, in genere non sono una proiezione fantastica ma concreta espressione di verità umana, velata da una maschera il cui sorriso caratterizza le vicende sfumandone il contenuto: una brillante vis comica addolcisce la cruda realtà. È questa la costante cifra stilistica che denota l'atto creativo, rivelando nel contempo il sottofondo di matrice esistenzialistica.
Simone lo zelota Tedesco Alessandro Giuseppe - Kimerik, 2025 - In Cantus
"Simone lo zelota" è un dramma suddiviso in tre scene che ci introducono alla complessità del perdono. La prima è una sorta di prologo, ripresa verso la fine del dramma, mentre cresce il pathos degli avvenimenti. La seconda e la terza sono divise in quadri che terminano con una scena finalmente riunita che si scioglie in un finale dove, mentre si spegne l'esaltazione della giustizia superficiale dell'uomo della strada, si indica l'unica via da non sprecare: la responsabilità di amare, sempre, il volto dell'altro. Il protagonista Salvatore è un uomo malato; un paralitico incapace di perdonare. Intorno al suo letto, i personaggi che si prendono cura di lui danno vita a un dialogo sul dolore e la rabbia e sul desiderio di vendetta. Salvatore decide di raccontare una storia vivente, perché solo un'esperienza può farci cambiare. Così inizia il racconto di Simone lo zelota, un lebbroso che diventerà uno degli apostoli. E la scena prende vita con nuovi personaggi, Giuseppe, il vecchio padre di Simone, Mannaem, un suo giovane amico, e Aglae, un tempo prostituta, anche lei lebbrosa, poi guarita. I personaggi della seconda e terza scena parlandosi e interagendo, finiranno per unirle e farne una sola. L'ultimo quadro mostrerà tutto il dramma della lettura superficiale del tema del perdono e della memoria ferita che sfocerà in una bestiale uccisione. Questo orribile scenario è la conseguenza del pensiero banalizzante dell'uomo della strada, sotto l'effetto di un istinto cieco alla ricerca della giustizia. L'epilogo mostra che se è vero che non può esserci pace senza giustizia, una pace giusta senza perdono è impossibile, altrimenti l'odio e la rabbia per quello che si è ricevuto o verso se stessi, attori o complici del male fatto, ci renderanno schiavi senza speranza.