L Illusione Libri
Libri di Titolo L Illusione editi da Rosenberg Sellier
La grande illusione. L'Afghanistan in guerra dal 1979 Giordana E. (Cur.) - Rosenberg & Sellier, 2019 - Orizzonti Geopolitici
Iniziata con l'invasione sovietica, l'ultima guerra afgana compie quarant'anni con attori diversi ma sempre con le stesse vittime: i civili. Una lunga guerra della quale Usa e alleati - tra cui l'Italia - sono tra i maggiori responsabili anche per l'ennesima grande illusione: diritti, lavoro, dignità, uguaglianza. A diciotto anni dall'ultima fase del conflitto iniziato nel 2001, il disastroso bilancio è anche il manifesto di come si possa utilizzare la bandiera dei diritti per violarli ripetutamente. I saggi scritti dai più autorevoli osservatori delle vicende afgane disegnano illusioni e sofferenza, le responsabilità di guerriglia, governo e alleati stranieri, i giochi degli attori regionali e lo spregiudicato uso di una propaganda cui non credono più nemmeno i suoi inventori. Una fotografia in bianco e nero dove il nero trionfa. Un atto d'accusa che, pur riconoscendo la buona fede di molti, mette il dito nella piaga della malafede tipica di ogni conflitto.
L'illusione di osservare. Riflessioni psicoanalitiche sull'incidenza del soggetto nel processo conoscitivo Borgogno Franco - Rosenberg & Sellier, 2020 - Psicoanalisi Contemporanea
«La concezione del mondo nei Greci, nel Rinascimento e nella fisica classica fino ai tempi più recenti è dunque quella di una natura statica e costante... siffatta concezione del mondo subisce un radicale mutamento con Freud e Einstein. Col concetto di "inconscio" e quello di "relatività" la realtà diviene fondamentalmente mutevole e soggetta a trasformazione, sì che non la si può cogliere mai interamente e completamente. L'oggetto di conoscenza, di converso, non è più considerato come indipendente dal soggetto che lo conosce, bensì come il prodotto di un' intima relazione tra lo scienziato è il fatto osservato...». Prefazione di Franco Fornari e Giorgio Astengo.
L'illusione della scelta. Classe operaia e mercato del lavoro Blackburn Robert Mann Michael Pichierri A. (Cur.) - Rosenberg & Sellier, 1983 - Da Leggere
Quale grado di controllo può esercitare oggi un lavoratore manuale sul proprio lavoro e sulla scelta del proprio lavoro? Fino a che punto il lavoro che svolge gli consente di impadronirsi di nuove tecniche e di nuove competenze? A questa e ad altre analoghe domande sull'esperienza soggettiva e sulla struttura oggettiva del mercato del lavoro rispondono Robert M. Blackburn e Michael Mann con una delle più estese ricerche empiriche finora dedicata ai lavoratori non qualificati dell'industria: una ricerca svoltasi tra il 1970 e il 1972 a Peterborough, una cittadina industriale inglese, che ha comportato l'analisi parallela delle caratteristiche di circa 400 posti di lavoro distribuiti in nove aziende e delle opinioni e atteggiamenti di quasi mille lavoratori maschi. I risultati principali - secondo gli autori, in larga parte estendibili ad altre situazioni di mercato del lavoro capitalistico - sono per questa fascia di lavoratori così riassumibili: con poche eccezioni il mercato tende ad essere strutturato in maniera gerarchica anziché compensativa, ossia le paghe più basse si accompagnano in genere agli orari più lunghi e alla maggior insicurezza e nocività; l'equivalenza sostanziale tra posti di lavoro in aziende diverse e l'importanza dei mercati del lavoro interni alle aziende, scarsamente controllabili da parte dei lavoratori, rendono le possibilità di scelta ampiamente illusorie; i migliori posti di lavoro si ottengono infatti essenzialmente grazie alla mobilità interna alle aziende, il cui criterio guida è la "collaboratività" piuttosto che la qualificazione, anche perchè ormai per l'85% delle mansioni è richiesta una qualificazione inferiore a quella necessaria per guidare un'automobile. Come sottolinea Angelo Pichierri nell'introduzione all'edizione italiana, è tuttavia la metodologia a costituire l'aspetto più importante ed innovativo di questo libro, i cui risultati emergono dall'interazione di tre componenti e dalla combinazione di tecniche diverse: una tradizione di studi economici sul mercato del lavoro, una tradizione di ricerca sociologica sugli atteggiamenti ed i comportamenti operai ed una tradizione interdisciplinare di analisi della tecnologia e dell'organizzazione del lavoro. Un suggerimento metodologico particolarmente utile per la sociologia italiana, in cui la separatezza tra aree e metodi di ricerca ha spesso indotto a sostituire anzichè integrare l'interesse centrato sulla fabbrica e sulla tecnologia industriale con la problematica del mercato del lavoro.