Stanze Libri
Libri di Titolo Stanze editi da La Vita Felice
Stanze per una fuga. Poesie 2014-2024 Gallo Carmen - La Vita Felice, 2025 - Adamas
«"Stanze per una fuga" è un poema ritrovato. Composto in dieci anni di scritture e pubblicazioni ormai rare (se non introvabili), soltanto adesso, nel cannocchiale rovesciato del tempo, si mostra per quello che è: un tragitto di poesia, tanto coeso quanto aperto, che fa del paradossale contrasto fra immobilità e movimento, fra paura e desiderio il suo principio di sviluppo. Da qui la circolarità dei capitoli che lo compongono: tutto ora comincia con Le fuggitive e le sue immagini di un antico gioco crudele, procede poi nelle scene oniriche e infestate di Appartamenti o stanze, per spalancarsi, in Paura degli occhi, nel fiato trattenuto fino all'apnea dei verbi all'infinito. Per quanto giochi con la forma drammatica, con quella del cinema e della coreografia, questo libro resta il tentativo di sfuggire - spalle al muro - con le armi dei pronomi, del catalogo e di un'ironia perturbata e spiazzante, dalle forze che da ogni luogo vogliono catturare una protagonista plurale e anonima che sembra fatta della stessa materia del linguaggio. La ascoltiamo nella voce degli spettri, ci alleiamo con lei per trasformarci e per nasconderci; ma la potenza del meccanismo allegorico ci lascia infine inermi. È la caduta più del salto il gesto che ci restituisce di nuovo e daccapo a una fuga interminabile: essere terra non chiamata/ invocazione senza nome/ distanza da percorrere sottovoce.» (Tommaso Di Dio)
Stanze dei non risorti Federici Federico - La Vita Felice, 2026 - Adamàs
"Stanze dei non risorti di Federico Federici è una nuova tappa dell'autore nelle scritture verbo-visive. Qui, il confronto è con il capolavoro cinematografico di Ingmar Bergman, Il settimo sigillo. Il libro è dedicato ad Antonius Block, cavaliere medievale reduce dalle crociate, che nella pellicola del regista svedese intraprende una partita a scacchi con la morte. Con disegni originali e versi calibratissimi, Federici ripropone questo stesso duello archetipico. Le tre tappe che strutturano il testo si riferiscono agli idoli, agli uomini, ai luoghi, col vuoto originario come avversario: «e nel vuoto la meta è altro/ vuoto solo la morte scavando/ tocca l'altezza del vuoto». La mortalità, dunque, è il tema dominante, senza concessioni a crepuscolarismi, lì dove il paesaggio, che evoca suggestioni nordiche prossime a quelle di Novalis, è in realtà figurazione, segno tangibile, di borghi deserti e lande desolate d'Occitania. Qui, nonostante tutto, si annida una speranza radicale: «l'uomo ha sepolto le vene in fondo/ al prato ha donato le sue radici// tra il seme e il frutto cade/ la promessa di una stagione»." (Vincenzo Frungillo)