Caro Papa; ti scrivo. Nell'autunno del 1959 Piergiorgio Odifreddi varcò la soglia del Seminario di
Cuneo. La sua intenzione era quella di diventare un giorno papa, e benedire da
una finestra di Piazza San Pietro la folla estasiata. Ma presto imparò che "il
cammino che porta al soglio pontificio è più accidentato e tortuoso di quanto
un bambino avesse ingenuamente potuto immaginare". E, soprattutto, che "per
poter un giorno comandare bisognava iniziare subito a obbedire" e a essere
rispettosi: cosa che già allora non gli piaceva particolarmente. Cinquant'anni
dopo, il matematico impertinente ricorda quei tempi e, contenendo per una
volta il suo abituale tono urticante e provocatorio, scrive con grande
rispetto e sincerità a chi papa lo è diventato per davvero. Anche se, da
scienziato, non abiura al dovere intellettuale di rimanere saldamente ancorato
ai fatti della realtà fisica, storica e biologica. Ed è dunque costretto a
confutare punto per punto il teologo Joseph Ratzinger, che crede invece in ciò
che va "oltre" la realtà e sconfina nella metafisica, nella metastoria e nella
metabiologia. In questa lettera si confrontano così due metodi, due
atteggiamenti, due visioni del mondo. Da un lato il "comprendere per credere",
che accetta prudentemente di dar credito soltanto a ciò che si capisce e si
conosce. E dall'altro il "credere per comprendere", che si azzarda a
scommettere su ciò che ancora non si capisce o non si conosce, nella speranza
che tutto poi si chiarificherà o giustificherà.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788804610076
ISBN-10
8804610077
Titolo
Caro Papa; ti scrivo
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2011
Collana
Genere
Classificazione
Argomento
Punti Accumulabili
€ 17.50
impersonalità vince Con a consueta chiarezza e competenza il professor Odifreddi si impegna su una tematica complessa e antica quanto ’uomo. V’è solo un impaccio ogicoda sciogliere: può ’astratto generare il concreto? Può a Ragione Cosmica causare qualcosa come a coscienza pensantedi un singolo uomo concreto? Sarebbe comedire che ’Umanità mi ha messo al mondo al postodei miei genitori. Già odisse Aristotele nela sua Metafisica che i matematici tralascianodi considerare il movimento fisico evolutivo per concentrarsi su astrazioni.