Le sbarre alle finestre del Gorestown State Hospital filtrano una luce gelida che trasforma il cortile in una distesa bianca inviolabile.
Marthe Gail, separata bruscamente dal suo neonato, affronta il deterioramento della propria identità all'interno di un istituto psichiatrico dove ogni memoria viene sistematicamente smantellata da pratiche cliniche invasive.
Il corridoio risuona di passi pesanti mentre la lampada rossa resta piantata al soffitto come un occhio che non si chiude mai. Marthe osserva le compagne tra la sala da pranzo e l'ala ovest, cercando di decifrare la realtà dietro il protocollo terapeutico di Gorestown che ne frantuma i ricordi quotidiani. Le voci nella testa gridano verità opposte.
Tutto svanisce.
La neve copre i sentieri dell'inaccessibile giardino, rendendo vana qualsiasi speranza di fuga oltre le mura perimetrali dell'ospedale. Tra amicizie precarie e la consapevolezza di una maternità strappata, la donna naviga una disgregazione psichiatrica profonda che annulla il confine tra la propria coscienza e le allucinazioni indotte. Il trauma del distacco si riflette negli sguardi spenti delle altre pazienti, mentre le ore diventano un labirinto di vetro in cui ogni tentativo di ritrovare se stessa si scontra con l'ordine coercitivo del reparto.
Il riflesso di Marthe sul vetro gelido mostra solo i frammenti di una donna che ha smesso di riconoscere la propria ombra.
Per chi è
✔ Lettori di memorialistica psichiatrica del primo Novecento.
✔ Appassionati di letteratura autobiografica sulle istituzioni totali.
Perché è diverso
Il testo si distingue per un registro lucido e spietato che anticipa di decenni la rappresentazione letteraria del disagio mentale. La struttura narrativa fonde l'esperienza diretta con una precisione chirurgica nel descrivere la perdita dell'identità sotto la pressione di trattamenti che negano l'umanità del soggetto.
Dettagli Bibliografici
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