Il sibilo dei treni nipponici e il divieto non scritto di soffiarsi il naso in pubblico tracciano il perimetro di un’esperienza radicata nell'arcipelago giapponese.
Antonietta Pastore ripercorre 16 anni di permanenza nel Paese, trasformando episodi quotidiani — da una gita termale con gli studenti a incidenti logistici in un parcheggio — in una riflessione sulla trasformazione dello sguardo. La narrazione si snoda attraverso la cultura giapponese vissuta quotidianamente, bilanciando il fascino iniziale per l'estetica e la discrezione con la consapevolezza critica verso la rigidità delle convenzioni sociali. Attraverso l'osservazione dei rapporti interpersonali, della letteratura e delle abitudini culinarie, l'autrice disarticola gli stereotipi culturali, restituendo l'immagine di una società aliena che richiede una costante, infinita tensione conoscitiva per essere interpretata.
Per chi è
✔ Lettori interessati a prospettive autobiografiche sul Giappone
✔ Esperti di letteratura giapponese contemporanea
Perché è diverso
Il testo abbandona il resoconto di viaggio turistico per abbracciare l'analisi di una trasformazione psicologica personale, documentata attraverso la cronologia esatta di 16 anni di permanenza sul campo.
Dettagli Bibliografici
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