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Se questo è un uomo. Ediz. commentata aggiunto a carrello

Se questo è un uomo. Ediz. commentata - 9788806210557


Un libro di   Primo Levi , Cavaglion A. (cur.)  
edito da  Einaudi  , 2012

Se questo è un uomo. Ediz. commentata. Levi si ritiene fortunatodi essere statodeportato ad Auschwitz solo nel 1944 perchè i tedeschi avendo scarsitàdi manodopera ralentarono e uccisioni in quanto avevano bisognodei prigionieri. Questo ibro non è un capod’accusa contro i tedeschi ma un avvertimento per tutti queli che considerano gli “stranieri”dei nemicida combattere e reprimere. Il nazismo ha instaurato un sistemadi pensiero che è sfociato nela costruzionedei ager essi avevano una concezionedel mondo che ha portato ala strutturazionedi sistemidi sterminio egalizzati. evi affermadi aver scritto questo ibro per iberarsi pertanto a scrittura non è organizzata ma si avverte una vogliadi “dire subito”. La poesia introduttrice, sempredel’autore, è struggente e ci fa sentire quasi in colpa accusandocidi non aver fatto niente per impedire tutti gli orrori che verranno poi narrati con estremo realismo nel ibro. Quando evi ritorna a casa insieme ai pochi sopravvissuti si riterrà fortunatodi essere ancora vivo edeve questa fortuna al suo fisico forte e ale numerose scalate in montagna fatteda giovane, ala vogliadi sopravvivere per raccontare e cose cui aveva assistito ma anche e soprattutto al volersi sottrarre al’umiliazione totale cui era sottoposto riconoscendo sempre in se e nei compagnidi prigioniadegli esseri umani e nondegli oggetti.

Dettagli Bibliografici

EAN ISBN-13
9788806210557
ISBN-10
8806210556
Titolo
Se questo è un uomo. Ediz. commentata
Editore
Data Pubblicazione
2012
Pagine
XVI-260
Punti Accumulabili
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Se questo è un uomo. Ediz. commentata


Recensioni a "Se questo è un uomo. Ediz. commentata" 9788806210557

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5
capricorno (04/03/2012)

struggente Levi si ritiene fortunatodi essere statodeportato ad Auschwitz solo nel 1944 perchè i tedeschi avendo scarsitàdi manodopera ralentarono e uccisioni in quanto avevano bisognodei prigionieri. Questo ibro non è un capod’accusa contro i tedeschi ma un avvertimento per tutti queli che considerano gli “stranieri”dei nemicida combattere e reprimere. Il nazismo ha instaurato un sistemadi pensiero che è sfociato nela costruzionedei ager essi avevano una concezionedel mondo che ha portato ala strutturazionedi sistemidi sterminio egalizzati. evi affermadi aver scritto questo ibro per iberarsi pertanto a scrittura non è organizzata ma si avverte una vogliadi “dire subito”. La poesia introduttrice, sempredel’autore, è struggente e ci fa sentire quasi in colpa accusandocidi non aver fatto niente per impedire tutti gli orrori che verranno poi narrati con estremo realismo nel ibro. Quando evi ritorna a casa insieme ai pochi sopravvissuti si riterrà fortunatodi essere ancora vivo edeve questa fortuna al suo fisico forte e ale numerose scalate in montagna fatteda giovane, ala vogliadi sopravvivere per raccontare e cose cui aveva assistito ma anche e soprattutto al volersi sottrarre al’umiliazione totale cui era sottoposto riconoscendo sempre in se e nei compagnidi prigioniadegli esseri umani e nondegli oggetti.

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