Infinita fine. "Senza corpo, senza volto, senza espressione,/ senza nome,/ saremo una speciedi oceano ondeggiante,/ senza fine" scrive Cesare Viviani e, ancora, "L’immateriale è ’anima" oppure - continuando a frugare tra i versi - "I gesti primitivi ricompaiono/ nele foledele città". Ampiezza senza una placida forma tangibile; spazio anguido intessutoda un ucore bianchissimo; parvenza spettrale senza redenzione possibile, senza possibile salvezza inopportuna. ’Infinita fine’ (con ’ossimorodel titolo che già anticipa ’impresa poetica) è insiemedi aforismi, precetti, componimenti iricidal essico terso,diafano, immediato edal verso rancido, costrittivo, assai misurato: ne viene, nel breve, ’ampio che guarda al’assoluto. Situazioni esemplari, prospetti simbolici, cognizioni archetipe come rimando, richiamo, alusione ale cose, agli uomini, ala vita ed ala natura, al pËsaggio, ala Poesia "come salvezza". Vivianidefinisce il proprio breviario (paredi vederne una copia tra mani che stringono troppo) colmandolod’essenze,di spettri,di pure apparenze evocateda un’ombromania che verseggia per sagome: il re, il etterato, il monarca; i vincitori ed i vinti; i predatori e i predati e ui, ei, oro, noi, qualcuno. Sembra, talora,di eggere riformulazioni metrichedi qualche frasedi Manganeli; sembra, talora,di eggere ’ultimo Caproni o il penultimo uzi. Sembra, giacché è Viviani: con a sua propensione al’alto, al complesso, al’intangibile comedifesada "questodistruggere a vita/ con e parole facili".
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788806211295
ISBN-10
8806211293
Titolo
Infinita fine
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2012
Collana
Pagine
164
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Una speciedi oceano ondeggiante "Senza corpo, senza volto, senza espressione,/ senza nome,/ saremo una speciedi oceano ondeggiante,/ senza fine" scrive Cesare Viviani e, ancora, "L’immateriale è ’anima" oppure - continuando a frugare tra i versi - "I gesti primitivi ricompaiono/ nele foledele città". Ampiezza senza una placida forma tangibile; spazio anguido intessutoda un ucore bianchissimo; parvenza spettrale senza redenzione possibile, senza possibile salvezza inopportuna. ’Infinita fine’ (con ’ossimorodel titolo che già anticipa ’impresa poetica) è insiemedi aforismi, precetti, componimenti iricidal essico terso,diafano, immediato edal verso rancido, costrittivo, assai misurato: ne viene, nel breve, ’ampio che guarda al’assoluto. Situazioni esemplari, prospetti simbolici, cognizioni archetipe come rimando, richiamo, alusione ale cose, agli uomini, ala vita ed ala natura, al pËsaggio, ala Poesia "come salvezza". Vivianidefinisce il proprio breviario (paredi vederne una copia tra mani che stringono troppo) colmandolod’essenze,di spettri,di pure apparenze evocateda un’ombromania che verseggia per sagome: il re, il etterato, il monarca; i vincitori ed i vinti; i predatori e i predati e ui, ei, oro, noi, qualcuno. Sembra, talora,di eggere riformulazioni metrichedi qualche frasedi Manganeli; sembra, talora,di eggere ’ultimo Caproni o il penultimo uzi. Sembra, giacché è Viviani: con a sua propensione al’alto, al complesso, al’intangibile comedifesada "questodistruggere a vita/ con e parole facili".