Una promessa fatta davanti a un bicchiere di chablis trasforma il quotidiano di Ludovic Escande in una sfida fisica ai 4810 metri del Monte Bianco.
L'autore, editore parigino sedentario, fumatore e con una profonda avversione per le altezze, decide di affidarsi all'esperienza alpinistica di Sylvain Tesson e Jean-Christophe Rufin per superare una crisi personale. Il testo documenta la preparazione atletica, svolta tra le scale della casa editrice e i primi tentativi di rinunciare ai propri vizi, fino alla spedizione guidata da Daniel du Lac. Attraverso l'uso di attrezzatura alpinistica inadeguata e la gestione farmacologica dell'ansia, il racconto articola il superamento del limite soggettivo tra il timore del vuoto e la fatica fisica della salita, offrendo una testimonianza reale sul cambiamento di prospettiva garantito dall'alta quota.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa di viaggio e avventura
✔ Persone interessate a storie di trasformazione personale
Perché è diverso
Sostituisce il tono eroico classico dell'alpinismo con la prospettiva disarmata e autoironica di un uomo che affronta l'alta quota con scarsa preparazione tecnica e una condizione fisica precaria.
Dettagli Bibliografici
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