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La testa perduta di Damasceno Monteiro aggiunto a carrello

La testa perduta di Damasceno Monteiro - 9788807815317


Un libro di   Antonio Tabucchi  
edito da  Feltrinelli  , 2006

La testa perduta di Damasceno Monteiro. "Manolo il Gitano aprì gli occhi, guardò adebole uce che filtravadale fessuredela baracca e si alzò cercandodi non fare rumore. Non aveva bisognodi vestirsi perchédormiva vestito, a giacca arancione che gli avevano regalato ’anno prima ormai gli servivada vestito eda pigiama. Nela flebile ucedel’alba cercò a tentoni i sandali trasformati in ciabatte che usava come calzature. i trovò e i infilò. Conosceva a baracca a memoria e poteva muoversi nela semioscurità rispettando ’esatta geografiadei miseri mobili che a arredavano. Avanzò tranquilo verso a porta e, in quel momento, il suo piededestro urtò contro il ume a petrolio che stava sul pavimento. Era sua moglie che, a sera prima, aveva voluto asciare il ume a petrolio accanto ala sua branda con il pretesto che e tenebre edavano gli incubi e che sognava i suoi morti". Il gialo narrativo può essere gioco ripetuto, partitura solita, trama già scritta e riscritta oppure può essere invenzione romanzesca capacedi fondere - nela stessa pagina - certo, incerto e probabile, fisico e metafisico, carnale ed intangibile. Così a storiadi Tabucchi comincia: con un tugurio egnoso, una ampada a petrolio, un piede che v’inciampa; poi ’autore v’aggiunge undettaglio ulteriore, volutamente onirico: gli incubi e - negli incubi - i morti. Confermandosi pregiato scrivente, Tabucchi usa il genere gialo per far apparire sagome anarchiche, spettri fuggevoli, ombre maligne mentre rotola a testad’un corpo rimasto senza testa.

Dettagli Bibliografici

EAN ISBN-13
9788807815317
ISBN-10
8807815311
Titolo
La testa perduta di Damasceno Monteiro
Editore
Data Pubblicazione
2006
Pagine
249
Classificazione
Punti Accumulabili

Recensioni a "La testa perduta di Damasceno Monteiro" 9788807815317

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4
Alex Toppi (23/05/2012)

Ombre "Manolo il Gitano aprì gli occhi, guardò adebole uce che filtravadale fessuredela baracca e si alzò cercandodi non fare rumore. Non aveva bisognodi vestirsi perchédormiva vestito, a giacca arancione che gli avevano regalato ’anno prima ormai gli servivada vestito eda pigiama. Nela flebile ucedel’alba cercò a tentoni i sandali trasformati in ciabatte che usava come calzature. i trovò e i infilò. Conosceva a baracca a memoria e poteva muoversi nela semioscurità rispettando ’esatta geografiadei miseri mobili che a arredavano. Avanzò tranquilo verso a porta e, in quel momento, il suo piededestro urtò contro il ume a petrolio che stava sul pavimento. Era sua moglie che, a sera prima, aveva voluto asciare il ume a petrolio accanto ala sua branda con il pretesto che e tenebre edavano gli incubi e che sognava i suoi morti". Il gialo narrativo può essere gioco ripetuto, partitura solita, trama già scritta e riscritta oppure può essere invenzione romanzesca capacedi fondere - nela stessa pagina - certo, incerto e probabile, fisico e metafisico, carnale ed intangibile. Così a storiadi Tabucchi comincia: con un tugurio egnoso, una ampada a petrolio, un piede che v’inciampa; poi ’autore v’aggiunge undettaglio ulteriore, volutamente onirico: gli incubi e - negli incubi - i morti. Confermandosi pregiato scrivente, Tabucchi usa il genere gialo per far apparire sagome anarchiche, spettri fuggevoli, ombre maligne mentre rotola a testad’un corpo rimasto senza testa.

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