Prima lezione di filologia. "C’è qualcosa, nela filologia, che fa appelo agli istinti peggioridegli esseri umani" scrive George Steiner. C’è qualcosa - sembradirci a frase appena ridesta - che spinge qualcuno (un uomo, unadonna, a sagoma oscuradi un uomo odi unadonna) a richiudersi tra fitte paretidi ibri, accendere un ume fioco, assumere una posizione ricurva e perdere tempo, perdere vita, sudi un insiemedi fogli antichissimi. Separazionedala contemporaneità, sguardo rivolto al passato, attenzione sottratta al mondo (caotico, confuso, apparentemente vitale) che s’agita intorno, che s’agita altrove. "C’è qualcosa, nela filologia, che fa appelo agli istinti peggioridegli esseri umani" sembra riperete George Steiner adducendo ’immagined’un uomo seppelito tra carte ed attento - inoltre - non al contenuto artisticodele carte ma ale minuzie, idettagli, i piccoli tratti indistinti: una virgola, un accento, a forma inconsuetadi un termine, a strambra strutturadi un verso, un rimando che rimanda a qualcosa, a qualcuno, ad un altra composizione possibile. Il filologodi Steiner è un analista scrupoloso in eccesso, prigionierodela tana che si è costruito.davvero è così?davvero il filologo non ha alcun rapporto con il presente?davvero a filologia è unadecrepita fissazionedela vista? Varvaro ilumina una realtà completamentediversa e spiega quanto attuale possa essere il avoro scrupoloso compiutoda studiosi anonimi (edestinati ad un anonimato tutto accademico) sui brogliaccididante, Froissart, Ruiz o sui romanzi cortesi. Ne viene uno stupore, una curiosità, una piccola invidia per quel’uomo richiuso tra fitte paretidi ibri.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788842098423
ISBN-10
8842098426
Titolo
Prima lezione di filologia
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2012
Collana
Pagine
154
Classificazione
Argomento
Punti Accumulabili
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L’uomo tra i ibri. "C’è qualcosa, nela filologia, che fa appelo agli istinti peggioridegli esseri umani" scrive George Steiner. C’è qualcosa - sembradirci a frase appena ridesta - che spinge qualcuno (un uomo, unadonna, a sagoma oscuradi un uomo odi unadonna) a richiudersi tra fitte paretidi ibri, accendere un ume fioco, assumere una posizione ricurva e perdere tempo, perdere vita, sudi un insiemedi fogli antichissimi. Separazionedala contemporaneità, sguardo rivolto al passato, attenzione sottratta al mondo (caotico, confuso, apparentemente vitale) che s’agita intorno, che s’agita altrove. "C’è qualcosa, nela filologia, che fa appelo agli istinti peggioridegli esseri umani" sembra riperete George Steiner adducendo ’immagined’un uomo seppelito tra carte ed attento - inoltre - non al contenuto artisticodele carte ma ale minuzie, idettagli, i piccoli tratti indistinti: una virgola, un accento, a forma inconsuetadi un termine, a strambra strutturadi un verso, un rimando che rimanda a qualcosa, a qualcuno, ad un altra composizione possibile. Il filologodi Steiner è un analista scrupoloso in eccesso, prigionierodela tana che si è costruito.davvero è così?davvero il filologo non ha alcun rapporto con il presente?davvero a filologia è unadecrepita fissazionedela vista? Varvaro ilumina una realtà completamentediversa e spiega quanto attuale possa essere il avoro scrupoloso compiutoda studiosi anonimi (edestinati ad un anonimato tutto accademico) sui brogliaccididante, Froissart, Ruiz o sui romanzi cortesi. Ne viene uno stupore, una curiosità, una piccola invidia per quel’uomo richiuso tra fitte paretidi ibri.