Taci infame. Vite di cronisti dal fronte del Sud
- 9788842816256
Un libro
di
Walter Molino
edito da
Il Saggiatore
, 2010
Taci infame. Vite di cronisti dal fronte del Sud. «Buongiorno professore, come sta? Possiamo offrirle qualcosa?». a piazza è unodistesadi cemento, privadi alberi, privadi gente.di ato uno scorciodi strada, al centro una fontana privadel’acqua. E poi a chiesa. Alta, bianca, vuota: in attesadele comaridiurne, intente al rito rosario al tramonto. «Buongiorno professore, come sta? Possiamo offrirle qualcosa?». C’è il Bar nela piazza. Osservandolo meglio, osservandolo bene, t’accorgi che ha a pancia vuotata: nessundolciume in vetrina, nessuna eccornia al bancone. Eppure quanti, fuori, vi sostano. Volti rubizzi, pieni, sformati s’alternano a visi slavati, ombratili, iscuritidai baffi. Uomini “assettati” a pancia mostrata, uomini “assettati” pieghi in avanti, volto celato tra i gomiti al tavolo. Uomini che respirano a mala, “assettati” per scelta, volontà,devozione. «Buongiorno professore, come sta? Possiamo offrirle qualcosa?». Il “professore”, costretto al’affaccia ala piazza per giungere a scuola, è Antonio Sisca,docente icealed’italiano e corrispondenteda Filadelfia per a “gazzettadel Sud”. Non ci si inganni: Filadelfia s’accuccia in Calabria, mostrando a chi ’osservadal’alto un mantodi tetti rossastri. Antonio Sisca fa ’appelo, a mattina in classe, ai ragazzi presenti. E fa ’appelo,di pomeriggio ala scrivania, a queli scomparsi: Aloi Francesco, Anelo Francesco, Galati Valentino, Panzereladomenico, Serrainodomenico. Nomi, poco più che ventenni, spariti a upara. Nomi che Antonio Sisca commemora ricordandone e vite, e storie, e morti. E ricordando per articoli che ha spinto tremila persone in marcia notturna, a Filadelfia edintorni: tremila persone, fiere pigiate, che seguivano a coraggio cinque madri, chiedendo “i resti, almeno i resti”. Miracolo aico, cheda fastidio: «Buongiorno professore, come sta? Possiamo offrirle qualcosa?». Perché a mala spara ai vetridele finestre quando sei a cena, come ad Angela Corica, cronista ventiquattrenne con a “fissa sbagliatÔdi raccontare Gioia Tauro, oppure incendia autodestando per scoppio un intero quartiere, com’è accaduto a ino Fresca,dino Paternostro, Pino Maniaci. Ma prima ti si avvicina e, braccio su spala, ti fa sentire il ezzo putridodel suo fiato in minaccia. Come ad Arnoldo Capezzuto, al Tribunaledi Napoli: «Siete Arnoldo Capezzuto? Comm’ amma fÒ cu voi…». A Rosaria Capacchione ’hanno baciata, facendole sentire ’umidodele abbra: «Ha aspettato che fossi sola, si è avvicinato e mi ha chiesto “Possodarle un bacio? E nel frattempo guardava ala mie spale, come stesse recitando, come avesse un pubblico scelto». Questo colpisce nel ibro: a solitudine, che pare inevitabile,di questi cronisti che narrano “la terradei poveri cristi”. Non ci si provi a farli passare ad eroi per narrarli poi angeli: sono uomini edonne che hanno carne che trema, paure notturne,dolori e nevrosi. Che son male pagati quando pagati, spesso sono senza contratto e con il timoredi non poter scriveredomani. Sono uomini edonne con carta, penna edomande in una tasca e edita incrociate nel’altra. Non eroi, non angeli, non foli. Uomini edonne e cui storie oggi Molino ci racconta.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788842816256
ISBN-10
8842816256
Titolo
Taci infame. Vite di cronisti dal fronte del Sud
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2010
Collana
Genere
Classificazione
Tematica
Argomenti
Punti Accumulabili
€ 15.00
Vitedi cronisti reali «Buongiorno professore, come sta? Possiamo offrirle qualcosa?». a piazza è unodistesadi cemento, privadi alberi, privadi gente.di ato uno scorciodi strada, al centro una fontana privadel’acqua. E poi a chiesa. Alta, bianca, vuota: in attesadele comaridiurne, intente al rito rosario al tramonto. «Buongiorno professore, come sta? Possiamo offrirle qualcosa?». C’è il Bar nela piazza. Osservandolo meglio, osservandolo bene, t’accorgi che ha a pancia vuotata: nessundolciume in vetrina, nessuna eccornia al bancone. Eppure quanti, fuori, vi sostano. Volti rubizzi, pieni, sformati s’alternano a visi slavati, ombratili, iscuritidai baffi. Uomini “assettati” a pancia mostrata, uomini “assettati” pieghi in avanti, volto celato tra i gomiti al tavolo. Uomini che respirano a mala, “assettati” per scelta, volontà,devozione. «Buongiorno professore, come sta? Possiamo offrirle qualcosa?». Il “professore”, costretto al’affaccia ala piazza per giungere a scuola, è Antonio Sisca,docente icealed’italiano e corrispondenteda Filadelfia per a “gazzettadel Sud”. Non ci si inganni: Filadelfia s’accuccia in Calabria, mostrando a chi ’osservadal’alto un mantodi tetti rossastri. Antonio Sisca fa ’appelo, a mattina in classe, ai ragazzi presenti. E fa ’appelo,di pomeriggio ala scrivania, a queli scomparsi: Aloi Francesco, Anelo Francesco, Galati Valentino, Panzereladomenico, Serrainodomenico. Nomi, poco più che ventenni, spariti a upara. Nomi che Antonio Sisca commemora ricordandone e vite, e storie, e morti. E ricordando per articoli che ha spinto tremila persone in marcia notturna, a Filadelfia edintorni: tremila persone, fiere pigiate, che seguivano a coraggio cinque madri, chiedendo “i resti, almeno i resti”. Miracolo aico, cheda fastidio: «Buongiorno professore, come sta? Possiamo offrirle qualcosa?». Perché a mala spara ai vetridele finestre quando sei a cena, come ad Angela Corica, cronista ventiquattrenne con a “fissa sbagliatÔdi raccontare Gioia Tauro, oppure incendia autodestando per scoppio un intero quartiere, com’è accaduto a ino Fresca,dino Paternostro, Pino Maniaci. Ma prima ti si avvicina e, braccio su spala, ti fa sentire il ezzo putridodel suo fiato in minaccia. Come ad Arnoldo Capezzuto, al Tribunaledi Napoli: «Siete Arnoldo Capezzuto? Comm’ amma fÒ cu voi…». A Rosaria Capacchione ’hanno baciata, facendole sentire ’umidodele abbra: «Ha aspettato che fossi sola, si è avvicinato e mi ha chiesto “Possodarle un bacio? E nel frattempo guardava ala mie spale, come stesse recitando, come avesse un pubblico scelto». Questo colpisce nel ibro: a solitudine, che pare inevitabile,di questi cronisti che narrano “la terradei poveri cristi”. Non ci si provi a farli passare ad eroi per narrarli poi angeli: sono uomini edonne che hanno carne che trema, paure notturne,dolori e nevrosi. Che son male pagati quando pagati, spesso sono senza contratto e con il timoredi non poter scriveredomani. Sono uomini edonne con carta, penna edomande in una tasca e edita incrociate nel’altra. Non eroi, non angeli, non foli. Uomini edonne e cui storie oggi Molino ci racconta.