Ridere nell'antica Roma. Saggio storico sulla comicità nell’antica Roma scritto da Mary Beard. L'opera analizza il ruolo sociale, politico e intellettuale del riso, spaziando tra letteratura classica, scambi quotidiani e dinamiche di potere tra imperatori e cittadini.
Passeggiare tra i vicoli del foro mentre qualcuno scoppia in una risata fragorosa rende bene l'idea di come il riso nell'antica Roma fosse una faccenda seria. È possibile cogliere le sfumature di un'epoca così lontana osservando come il potere si servisse dell'ironia per affermare la propria autorità?
Plauto trasforma i palcoscenici in teatri di satira pungente, dove il pubblico rifletteva sui propri costumi attraverso il divertimento. Questi interpreti della commedia classica non si limitavano a intrattenere, ma incanalavano tensioni sociali latenti trasformandole in battute taglienti. La capacità di suscitare l'ilarità diventava un’arma affilata tra le mani di chi voleva influenzare l’opinione pubblica.
L'Asino d'oro di Apuleio rivela l'inquietudine celata dietro una narrazione apparentemente comica, scuotendo le certezze del lettore moderno. Ogni motto di spirito o scherzo burlone nascondeva intenti ideologici precisi, utilizzati dagli intellettuali per definire i confini della propria posizione. Anche i potenti dovevano misurarsi con la pungente irriverenza delle scritte ingiuriose trovate sui muri.
Imperatori e uomini comuni si scontravano in un gioco costante di battute che rivelavano le fragilità della struttura sociale. Le risate intercorse nelle piazze non erano semplici sfoghi, ma atti politici volti a confermare o scalzare equilibri fragili. Quanto pesava una singola burla nel destino di chi ambiva a dominare la scena pubblica?
Chi maneggiava il riso con maestria riusciva a orientare le folle o finiva per essere divorato dalla stessa ironia?
Passeggiare tra i vicoli del foro mentre qualcuno scoppia in una risata fragorosa rende bene l'idea di come il riso nell'antica Roma fosse una faccenda seria. È possibile cogliere le sfumature di un'epoca così lontana osservando come il potere si servisse dell'ironia per affermare la propria autorità?
Plauto trasforma i palcoscenici in teatri di satira pungente, dove il pubblico rifletteva sui propri costumi attraverso il divertimento. Questi interpreti della commedia classica non si limitavano a intrattenere, ma incanalavano tensioni sociali latenti trasformandole in battute taglienti. La capacità di suscitare l'ilarità diventava un’arma affilata tra le mani di chi voleva influenzare l’opinione pubblica.
L'Asino d'oro di Apuleio rivela l'inquietudine celata dietro una narrazione apparentemente comica, scuotendo le certezze del lettore moderno. Ogni motto di spirito o scherzo burlone nascondeva intenti ideologici precisi, utilizzati dagli intellettuali per definire i confini della propria posizione. Anche i potenti dovevano misurarsi con la pungente irriverenza delle scritte ingiuriose trovate sui muri.
Imperatori e uomini comuni si scontravano in un gioco costante di battute che rivelavano le fragilità della struttura sociale. Le risate intercorse nelle piazze non erano semplici sfoghi, ma atti politici volti a confermare o scalzare equilibri fragili. Quanto pesava una singola burla nel destino di chi ambiva a dominare la scena pubblica?
Chi maneggiava il riso con maestria riusciva a orientare le folle o finiva per essere divorato dalla stessa ironia?
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788843095926
ISBN-10
8843095927
Titolo
Ridere nell'antica Roma
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2019
Collana
Pagine
347
Classificazione
Tematica
Argomenti
Punti Accumulabili
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