Facciamolo a skuola. Storie di quasi bimbi
- 9788845268120
Un libro
di
Lombardo Pijola Marida
edito da
Bompiani
, 2011
Facciamolo a skuola. Storie di quasi bimbi. Frequentano le scuole medie o i primi anni del liceo. Giocano al fast sex: sesso occasionale, divorato come un cheeseburger, in fretta, più o meno avidamente, ignorando che resterà sullo stomaco, che non andrà mai giù. Lo fanno sul web, nelle discoteche, soprattutto nelle scuole. È un rito trendy. È un esorcismo collettivo. Serve per ammortizzare la vertigine del vuoto, tenere a bada la noia, segnalarsi, lasciarsi andare alla deriva per forza d'inerzia, senza scegliere. Così i quasi bimbi vendono e comprano corpi per pochi euro, per una ricarica, per un aiuto nei compiti, per una scommessa, per realizzare un filmato da caricare in Rete. Sono irretiti da sogni ciarlatani, intossicati da una brodaglia di messaggi rancidi. Accuditi dai media, dal mercato, dal web, soli in balìa di un cortocircuito tra cattivi esempi pubblici e privati, omissioni formative e affettive. Talvolta, poi, il gioco della piccola escort e del baby utilizzatore sconfina nello stupro. Dopo "Ho 12 anni faccio la cubista mi chiamano principessa" e "L'età indecente", Marida Lombardo Pijola, in un altro libro choc, esplora nuovamente il mondo segreto dei ragazzini. Lo fa attraverso l'intensa narrazione di una storia vera e drammatica, quella della tredicenne Nina. Attraverso le voci e le foto dei ragazzini intercettate sul web. Attraverso l'analisi documentata di un fenomeno che sta dilagando alla velocità della Rete, a ogni latitudine e in ogni ambiente sociale, in un sottosuolo di riti e pensieri sconosciuti al mondo degli adulti.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788845268120
ISBN-10
8845268128
Titolo
Facciamolo a skuola. Storie di quasi bimbi
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2011
Collana
Pagine
206
Genere
Classificazione
Argomenti
Punti Accumulabili
Facciamolo a skuola. Storie di quasi bimbi è un ibro( ? )da mettere al’indice per e seguenti motivazioni espresse per sintesi: Innanzitutto il titolo è costruito per accattivarsi i ettori con un inguaggio mediaticodi infantile significato in inea con quelo mutuatoda facebook, tanto per catturare tale pubblico. Nel merito poi, se vi sono casidi ragazze che sidanno anche per soldi, non mi sembra giusto generalizzare e quindi colpevolizzare un intera gioventù che annovera invece una moltitudinedi ragazzi/e seri, studiosi edi elevata moralità e rettitudine. Tutto ciò amareggia e rattrista perchè si è indifesi contro il cattivo gusto e ildilagaredi cattiva pubblicità editoriale.