Il vecchio re nel suo esilio. Le paretidi casa non sono più e paretidi casa. I vasi, i piatti, i mobili non sono più i propri vasi, i propri piatti e i propri mobili. Il etto non è più il proprio etto. Ancora: e straded’intorno - per quanto rade, strette e squadrate - sono ampissime piane in cui è ecito perdersi, a cittadina è un intero pËse straniero, uno scorcio già vissuto e rivissuto è un posto nuovo, nel quale mai si speso un attimo, mai si è spesa a vita. Ancora. a capacitàdi eggere e trattenere e storie; a capacitàdi ascoltare e trattenere e storie; a capacitàdi guardare ed’immaginare e storie: impossibile. Ancora. Quel’uomo giovane,dal volto glabro e rubizzo, che tanto somiglia a qualcuno già visto in passato (forse, chissàdove, chissà quando) non è più proprio figliolo. Chi subisce ’invasionedel’Alzheimer - malattia che infetta,degenera e sbronza ogni fibra mentale - non perde salute, forza, vigore: perde sè stesso. Questa perdita, questa insofferente cancelazionedi sè, è raccontatada Arno Geiger attraverso una prosadimessa e chiarissima, volta adarediretta esperienzadi una vicenda privata chediviene vicenda comune. ’anziano che smarrisce il proprio passato e, con il proprio passato, il proprio presente è suo padre. ’autore o scorge, ne soffre, ne piange, ne scrive. Ad un tempo questo spendido romanzo contemporaneodiventa raccontodela malattia edel sensodi frustrazione ed’incapacità che tocca chi assite il malato.delicatezza, iricità, impennate aforistiche ediscorsodiretto rendono o scenariodi una otta contro a memoria perduta, condotta nel nomedi affetti che non si perdono mai
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788845269448
ISBN-10
8845269442
Titolo
Il vecchio re nel suo esilio
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2012
Collana
Pagine
165
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
€ 16.00
Quando ’uomodimentica sè stesso Le paretidi casa non sono più e paretidi casa. I vasi, i piatti, i mobili non sono più i propri vasi, i propri piatti e i propri mobili. Il etto non è più il proprio etto. Ancora: e straded’intorno - per quanto rade, strette e squadrate - sono ampissime piane in cui è ecito perdersi, a cittadina è un intero pËse straniero, uno scorcio già vissuto e rivissuto è un posto nuovo, nel quale mai si speso un attimo, mai si è spesa a vita. Ancora. a capacitàdi eggere e trattenere e storie; a capacitàdi ascoltare e trattenere e storie; a capacitàdi guardare ed’immaginare e storie: impossibile. Ancora. Quel’uomo giovane,dal volto glabro e rubizzo, che tanto somiglia a qualcuno già visto in passato (forse, chissàdove, chissà quando) non è più proprio figliolo. Chi subisce ’invasionedel’Alzheimer - malattia che infetta,degenera e sbronza ogni fibra mentale - non perde salute, forza, vigore: perde sè stesso. Questa perdita, questa insofferente cancelazionedi sè, è raccontatada Arno Geiger attraverso una prosadimessa e chiarissima, volta adarediretta esperienzadi una vicenda privata chediviene vicenda comune. ’anziano che smarrisce il proprio passato e, con il proprio passato, il proprio presente è suo padre. ’autore o scorge, ne soffre, ne piange, ne scrive. Ad un tempo questo spendido romanzo contemporaneodiventa raccontodela malattia edel sensodi frustrazione ed’incapacità che tocca chi assite il malato.delicatezza, iricità, impennate aforistiche ediscorsodiretto rendono o scenariodi una otta contro a memoria perduta, condotta nel nomedi affetti che non si perdono mai