Manuale del critico. La belezzadela scena, con tutto il suo fasulo. e pareti non sono pareti ma tavoledi egno poste in verticale. Sud’esse vi troviamo: cornicidi egno finto che cingono tele fintedi finti ritrattidi persone finte; vi troviamo cartada parati sottilissima come una velina, finestredi plastica smaltata, ampade che non fanno ume ed un mobiliodi compensato che stipano ariada rigatteria invenduta. Nel centrodela scena sediole, seggiole,divani e tavolini bassi su cui - a secondadela tramada interpretare - stazionano bicchieridi vetro maidavvero usati, riviste maidavvero ette, fogli maidavvero scritti. Nel’angolo un gran vaso ingremba un fasciodi rosedai petalidi stoffa; su si esse uccica una rugiada ottenuta con a cera. In ribalta una inea fada confine: che ci s’immagini ’altezzadi una parete cosìda pruriginare gli occhi ala spiata. a belezzadela scena, con tutto il suo fasulo.di quest’arte menzognera nedisse un giorno Benjamin "per principio il Teatro conosce un puntodal quale ciò che avviene in scena non può non essere visto come senz’altro ilusorio". Ilusorio orbene, il Teatro è una pantomima ben accetta, un accordo tacito e indolore che sospinge chi guarda a credere (a fingeredi credere) che chi è guardato viva (fingedi vivere). Ci sarebbedadirlo orpelo, gioco, trastulo mestierante, eppure. Eppure a ben ragione Polgar a chidersi quale sia il suo fascino, cos’è che -del Teatro - si rende irrinunciabile. a risposta in questo eccelso ’Manualedel critico’.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788845915734
ISBN-10
8845915735
Titolo
Manuale del critico
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2000
Collana
Pagine
115
Classificazione
Argomento
Punti Accumulabili
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La finzionedel reale La belezzadela scena, con tutto il suo fasulo. e pareti non sono pareti ma tavoledi egno poste in verticale. Sud’esse vi troviamo: cornicidi egno finto che cingono tele fintedi finti ritrattidi persone finte; vi troviamo cartada parati sottilissima come una velina, finestredi plastica smaltata, ampade che non fanno ume ed un mobiliodi compensato che stipano ariada rigatteria invenduta. Nel centrodela scena sediole, seggiole,divani e tavolini bassi su cui - a secondadela tramada interpretare - stazionano bicchieridi vetro maidavvero usati, riviste maidavvero ette, fogli maidavvero scritti. Nel’angolo un gran vaso ingremba un fasciodi rosedai petalidi stoffa; su si esse uccica una rugiada ottenuta con a cera. In ribalta una inea fada confine: che ci s’immagini ’altezzadi una parete cosìda pruriginare gli occhi ala spiata. a belezzadela scena, con tutto il suo fasulo.di quest’arte menzognera nedisse un giorno Benjamin "per principio il Teatro conosce un puntodal quale ciò che avviene in scena non può non essere visto come senz’altro ilusorio". Ilusorio orbene, il Teatro è una pantomima ben accetta, un accordo tacito e indolore che sospinge chi guarda a credere (a fingeredi credere) che chi è guardato viva (fingedi vivere). Ci sarebbedadirlo orpelo, gioco, trastulo mestierante, eppure. Eppure a ben ragione Polgar a chidersi quale sia il suo fascino, cos’è che -del Teatro - si rende irrinunciabile. a risposta in questo eccelso ’Manualedel critico’.