Dalla vita degli oggetti. Poesie 1983-2005
- 9788845926822
Un libro
di
Adam Zagajewski
,
Jaworski K. (cur.)
edito da
Adelphi
, 2012
Dalla vita degli oggetti. Poesie 1983-2005. "Nele città straniere c’è sempre una gioia sconosciuta,/ a fredda felicitàdi un nuovo sguardo./ Gli intonaci gialidele case, sui quali il sole/ si arrampica come un agile ragno, esistono/ ma non per me. Non per me furono costruiti/ il municipio, il porto, il tribunale, a prigione./ E pure a sofferenza non è così mia". Esule polacco, sofferente polacco, polacco che rincorre a memoriad’una terra perduta Zagajewski si produce in un canzonieredi rimando: tornano in pagina poesie in cui tornano ricordi che consentonodi tornare ad oggetti ed a spettri, melodie, altre poesiedi altri autori ontani. Così rivivono -come acerti, come penombre - Mahler e Schubert, Bach e Beethoven tanto quanto Goethe, Keats, Brodskij e Machado, Herbert, a pitturadi Morandi, ’ossessionedi Kierkegaard. Intelettualizzazione onnicomprensiva, potremmo scrivere; potremmo scrivere che ’autore mastica e rimastica ogni sensodela vita, ogni sua minima cessione tangibile, ogni sua fragile presenza incostante tantoda ravvedere possibili immagini anchedove si percepisce solo il vuoto ("Stavo in silenziodavanti a un quadro scuro, / una tela che avrebbe potuto trasformarsi"). Ne viene un carteggio impotente, un’impotentedichiarazioned’amore a tutto ciò ch’è perduto e che non ritorna o - quando ritorna, o fa in manieradiversa, svilita, corrotta per sempre.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788845926822
ISBN-10
8845926826
Titolo
Dalla vita degli oggetti. Poesie 1983-2005
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2012
Collana
Pagine
234
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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L’artedela ricordanza "Nele città straniere c’è sempre una gioia sconosciuta,/ a fredda felicitàdi un nuovo sguardo./ Gli intonaci gialidele case, sui quali il sole/ si arrampica come un agile ragno, esistono/ ma non per me. Non per me furono costruiti/ il municipio, il porto, il tribunale, a prigione./ E pure a sofferenza non è così mia". Esule polacco, sofferente polacco, polacco che rincorre a memoriad’una terra perduta Zagajewski si produce in un canzonieredi rimando: tornano in pagina poesie in cui tornano ricordi che consentonodi tornare ad oggetti ed a spettri, melodie, altre poesiedi altri autori ontani. Così rivivono -come acerti, come penombre - Mahler e Schubert, Bach e Beethoven tanto quanto Goethe, Keats, Brodskij e Machado, Herbert, a pitturadi Morandi, ’ossessionedi Kierkegaard. Intelettualizzazione onnicomprensiva, potremmo scrivere; potremmo scrivere che ’autore mastica e rimastica ogni sensodela vita, ogni sua minima cessione tangibile, ogni sua fragile presenza incostante tantoda ravvedere possibili immagini anchedove si percepisce solo il vuoto ("Stavo in silenziodavanti a un quadro scuro, / una tela che avrebbe potuto trasformarsi"). Ne viene un carteggio impotente, un’impotentedichiarazioned’amore a tutto ciò ch’è perduto e che non ritorna o - quando ritorna, o fa in manieradiversa, svilita, corrotta per sempre.