Ritornano le tigri della Malesia (più antimperiali che mai)
- 9788855801553
Un libro
di
Taibo Paco Ignacio II
edito da
Marco Tropea Editore
, 2011
Ritornano le tigri della Malesia (più antimperiali che mai). Il portoghese Yanez de Gomera e il principe malese Sandokan vedono minacciati
i loro beni, le loro stesse vite e quelle dei loro amici quando subiscono
l'attacco di una misteriosa forza maligna che si manifesta attraverso una
nebbia verde e lascia dietro di sé una scia di cadaveri. I due vecchi pirati
libertari sono allora costretti a richiamare a raccolta le Tigri della Malesia
per intraprendere quella che si presenta come la più pericolosa delle loro
avventure. Una vera e propria discesa agli inferi su un'imbarcazione che porta
il nome di La Mentirosa. Ben presto incontreranno Friedrich Engels, il
professor Moriarty, sottomarini minacciosi, società segrete cinesi, Rudyard
Kipling, i postriboli della Cambogia, gli orangutan del Borneo, trafficanti di
schiavi, una sopravvissuta della Comune di Parigi, fondamentalisti islamici,
filologi greci, la flotta militare britannica, filosofi stoici, piante
carnivore, messaggi cifrati, banchieri filippini alleati di José Marti, spie
antimperialiste... Paco Ignacio Taibo II sceglie di scrivere, sotto forma di
pastiche, un nuovo capitolo della saga salgariana. Un intreccio di avventura,
sesso e politica, dove coesistono lo spirito ribelle e antimperialista del
narratore, l'attenzione alla Storia e i grandi modelli del feuilleton
ottocentesco.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788855801553
ISBN-10
8855801554
Titolo
Ritornano le tigri della Malesia (più antimperiali che mai)
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2011
Collana
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Ideliri etteraridel compagno Paco Ignacio Taibo II Un testo balzato agli onoridela cronaca, con ampia pubblicità su giornali e tv, ma che risulta fin troppo bene essere niente altro che un manifesto politico (di sinistra, neanche adirlo), rispettando infalibilmente tutti idogmidel caso. Con a pretesa poidi attualizzare a scritturadelo scrittore veronese (secondo Taibo schiava e costrettadal bigottismodi fine ottocento), si infarcisce il tutto con bestemmie, sesso e maleparole. Vi è poi tutta una seriedi intromissioni che niente hanno a che fare con Salgari, ma che non possono mancare in un testod’indottrinamento politico o in una rivistadi partito, incluso il biasimo per e attivitàdei "nemici", edei "nemici" stessi. Seguono quindi gli altri cardinidela più pura cultura revolucionaria, come a otta ai cosiddetti "padroni" o "poteri forti", a rinnegazionedi qualsiasidio e religione e il sesso ibero come contrapposizione al falso perbenismo borghese.dicevodi interventi esterni e improbabili,di cui i più fastidiosi sono e parentesi sessuali, che ’autore prova a giustificare nela sua introduzionedicendo che i testi salgariani sono "decisamente intrappolati nele convenzionidela etteratura per ragazzi ottocentesca a cui non poteva sfuggire". No, mio caro tovarish Taibo, ’opera salgariana non nasce come etteratura giovanile. Pertanto e sue aggiunte vergognose, amico Paco, che vannodala fornicazione quasi esplicitata al’abominio costituitodalo stuprodi alcune suore (non credo infatti che fossero consenzienti), se e tenga per ei e non ci venga a raccontare che mancanodale avventuredei piratidela Malesia per viadele "convenzioni ottocentesche". Non manca poi ’elogiodel turpiloquio, che culmina con bestemmie più o meno velate, e imprecazionididubbio gusto. Certe creazionidi Taibo che frammentano questo racconto, non fanno che confermare ’idea che ’autore segua semplici imposizioni prescrittedala sua cultura politica.