Una polverosa uniforme prussiana distesa su una sedia testimonia il lento sgretolarsi di un intero sistema di certezze.
Hermann Broch articola la parabola del declino dell'Impero guglielmino attraverso tre figure emblematicamente divise tra romanticismo, anarchia e un disilluso realismo.
Pasenow, Esch e Huguenau avanzano in un vuoto dove le gerarchie del 1888, del 1903 e del 1918 perdono ogni contorno di stabilità.
Tutto si sgretola.
Il percorso individuale di ciascuno si scontra con una disgregazione dei valori che svuota di senso le convenzioni sociali un tempo inviolabili. La realtà si frammenta in mille specializzazioni che rendono impossibile una visione unitaria del mondo.
Nella Germania trasformata in un inesorabile laboratorio storico dell'Impero guglielmino, la forma narrativa tenta di ricomporre i cocci di un'etica smarrita. L'esistenza diviene un esercizio di equilibrio sul filo di una totale assenza di orientamento, dove il singolo resta solo di fronte al crollo delle architetture morali e razionali del proprio tempo, cercando invano di riaffermare una totalità che ormai appartiene soltanto alla memoria collettiva di un'epoca sepolta.
L'uomo si muove nel buio, privo di una bussola capace di decifrare la fine imminente di ogni ordine precostituito.
Per chi è
✔ Lettori di letteratura mitteleuropea del Novecento.
✔ Cultori di analisi filosofiche sull'identità moderna.
Perché è diverso
L'opera sostituisce l'affresco storico tradizionale con una struttura a blocchi temporali distanziati, in cui la narrazione funge da specchio analitico del declino etico. La costruzione a compartimenti stagni trasforma la trama in un'indagine speculativa sulla perdita di coerenza del pensiero occidentale.
Dettagli Bibliografici
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