Le calli di Trieste riverberano di un’inerzia che divora i desideri prima ancora che trovino voce.
Emilio Brentani vaga tra i caffè e le stanze asfissianti della propria esistenza, intrappolato in un’ossessione amorosa per Angiolina che ne segna il definitivo declino intellettuale e morale.
L’umiliazione bussa al petto.
Il vanitoso impiegato cerca rifugio tra le mura domestiche, dove l’attaccamento morboso verso la sorella Amalia innesca una reazione a catena di delusioni brucianti. Ogni tentativo di affermazione personale scivola via tra le dita mentre l’identità decadente di Emilio si sgretola nel confronto costante con l'amico scultore Stefano Balli, figura cinica che incarna la vitalità negata al protagonista. La vita prosegue
mentre l’autentica malattia dello spirito sveviano si manifesta non nel corpo, ma in quella paralisi del volere che trasforma ogni slancio in un fallimento silenzioso. Le pagine riscritte attraverso decenni di correzioni rivelano un uomo che, nel vano tentativo di gestire le proprie passioni, finisce per consegnarsi a un’immobilità assoluta, estraneo ormai a ogni possibile epilogo eroico.
Il crepuscolo cala su una tavola imbandita di solitudine, dove i ricordi di una giovinezza mai veramente posseduta si fondono con l'amarezza di una vecchiaia raggiunta in pieno vigore.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa psicologica di fine Ottocento.
✔ Appassionati di letteratura modernista mitteleuropea.
Perché è diverso
Questa edizione integra l’analisi diacronica delle correzioni apportate tra il 1898 e il 1927, svelando l'evoluzione dello stile sveviano. Il apparato critico connette la narrazione alla clinica sperimentale prefreudiana, offrendo una chiave di lettura inedita sulla genesi della crisi dell'io contemporaneo.
Dettagli Bibliografici
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