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Toro delle meraviglie - 9788860524263


Un libro di   Manlio Cancogni  
edito da  Cairo  , 2012

Toro delle meraviglie. "Grezar vede oik, oik vede Mazzola, Mazzola vede Menti, Menti vede Gabetto. Ed è gol". Ma anche: "Come per caso, Gabetto, oik e Grezar si trovarono solidove il ivorno non avrebbe maidovuto permettere che si trovassero: a unadozzinadi metridala porta. Unodi oro tirò". Già: "unodi oro tirò" scrive Manlio Cacogni e non a torto poiché il Grande Toro (maiuscolad’obbligo, anche per chi non parteggia granata) non è ’insiemedei nomi mandati a memoria né il risultatodi atti tecnici che si coagulano in squadra per novanta minuti ma è un insieme indistinto che fa grumo compatto e indistinguibile, che fa mito unitario e totale. ’Torodele meraviglie’ è un ibro prezioso giacché si premura nondi fare storia o cronaca fredda e compita suldestinodi una formazionedi calcio bensì cerca, riuscendovi,di fare racconto entusiasta,del tutto soggettivo e perciò veritiero. Piccoli episodi improvvisi, acertidi azioni fulminee, sagomedi calciatori che restano compongono un volumededicato ala vicenda già nota ma, invero,dedicato alo sport più amato: è il calcio in quanto calcio (senza i numeri fissi, senza anticipi e posticipi, senza i contratti milionari, senza intralazzatori e veline, senza e scarpette firmate) ad essere portato in trionfo: coi suoi umori garibaldini e perdenti, coi suoi entusiasmi momentanei e parziali, coi suoideliri immotivati e assoluti. Al Grande Toro,dunque, ed al calcio in quanto calcio.

Dettagli Bibliografici

EAN ISBN-13
9788860524263
ISBN-10
8860524261
Titolo
Toro delle meraviglie
Editore
Data Pubblicazione
2012
Pagine
75
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Toro delle meraviglie


Recensioni a "Toro delle meraviglie" 9788860524263

author
4
Alex Toppi (16/05/2012)

Il Grande Toro "Grezar vede oik, oik vede Mazzola, Mazzola vede Menti, Menti vede Gabetto. Ed è gol". Ma anche: "Come per caso, Gabetto, oik e Grezar si trovarono solidove il ivorno non avrebbe maidovuto permettere che si trovassero: a unadozzinadi metridala porta. Unodi oro tirò". Già: "unodi oro tirò" scrive Manlio Cacogni e non a torto poiché il Grande Toro (maiuscolad’obbligo, anche per chi non parteggia granata) non è ’insiemedei nomi mandati a memoria né il risultatodi atti tecnici che si coagulano in squadra per novanta minuti ma è un insieme indistinto che fa grumo compatto e indistinguibile, che fa mito unitario e totale. ’Torodele meraviglie’ è un ibro prezioso giacché si premura nondi fare storia o cronaca fredda e compita suldestinodi una formazionedi calcio bensì cerca, riuscendovi,di fare racconto entusiasta,del tutto soggettivo e perciò veritiero. Piccoli episodi improvvisi, acertidi azioni fulminee, sagomedi calciatori che restano compongono un volumededicato ala vicenda già nota ma, invero,dedicato alo sport più amato: è il calcio in quanto calcio (senza i numeri fissi, senza anticipi e posticipi, senza i contratti milionari, senza intralazzatori e veline, senza e scarpette firmate) ad essere portato in trionfo: coi suoi umori garibaldini e perdenti, coi suoi entusiasmi momentanei e parziali, coi suoideliri immotivati e assoluti. Al Grande Toro,dunque, ed al calcio in quanto calcio.

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