Il cedimento e l'incompiuto smettono di essere scarti nel sistema produttivo per trasformarsi in materiali costitutivi dell'indagine estetica.
Teresa Macrì analizza la frattura tra l'imperativo contemporaneo dell'efficienza performativa e la realtà dello scacco, inquadrando il fallimento non come una privazione, ma come una risorsa capace di riprogrammare l'immaginario collettivo. Attraverso una disamina che intreccia filosofia dell'arte contemporanea e critica sociale, il volume mette a fuoco come le pratiche artistiche attuali utilizzino la caduta, l'errore e la dismissione per smascherare le fragilità insite nelle ideologie della società dei consumi. Il testo decodifica questo ribaltamento semantico, offrendo una riflessione sul potere creativo insito nelle crepe che minano la narrazione del successo incondizionato e del conformismo estetico.
Per chi è
✔ Studiosi di estetica e teoria dell'arte
✔ Ricercatori nel campo della sociologia visiva
Perché è diverso
Sposta il baricentro dell'analisi dal fallimento inteso come trauma privato alla sua funzione di dispositivo critico e rigenerativo all'interno dell'opera d'arte.
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