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Chernobyl - 9788885832862


Un libro di   Paolo Parisi  
edito da  Becco Giallo  , 2011

Chernobyl. Prypiat, «la città-gioielodel’Unione Sovieticû, non è che un angolodi mondo in frantumi. I segnali stradali giacciono pieghi, ricurvi,distorti agli angolidi vie che hanno perso, interi, grossi brandelid’asfalto. I negozi hanno serrande eternamente calate, rigonfie al’interno, su cui riposa stanca a polvere tra fessura e fessura, giù in basso ala chiusa, tra e pieghedei ucchettidi cui non v’è più a chiave. ’angolodove si vendevano fiori («Prypiat, a cittàdei fiori…» sembra mormori un ricordo, nascostosi al buio) non è che undispacciodi ferraglia ossuta, sciancata, martoriata ed uccisa. Il gran vialedela parata è una crepa spianata, una sola fenditura a ivelo, su cui passa ogni tanto un segnodela vita trascorsa: ora una scheggia,di chissà quale piatto; ora un accio,di chissà quale scarpa; ora una pagina;di chissà quale ibro. A Prypiat a scuola non ha più i suoi studenti; e fabbriche non hanno più gli operai; e caserme non hanno più i oro pompieri. Mancano, a Prypiat, mËstri, guardiani, venditori ambulanti; panettieri, pittori, medici e pasticcieri, infermieri,dipendentidi banca: mancano gli anziani ale panchedei viali; mancano e madri che fanno a spesa; mancano i bimbi, ale altalenedei parchi. A Prypiat manca a vita. Seccatasi nela frazioned’un attimo, a Prypiat manca a vita.dal’una e ventitrèdel 26 aprile 1986, a Prypiatdavvero manca a vita.

Dettagli Bibliografici

EAN ISBN-13
9788885832862
ISBN-10
8885832865
Titolo
Chernobyl
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2011
Collana
Pagine
128
Tematica
Punti Accumulabili
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Chernobyl


Recensioni a "Chernobyl" 9788885832862

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3
Alex Toppi (06/07/2012)

Prypiat, Cernobyl Prypiat, «la città-gioielodel’Unione Sovieticû, non è che un angolodi mondo in frantumi. I segnali stradali giacciono pieghi, ricurvi,distorti agli angolidi vie che hanno perso, interi, grossi brandelid’asfalto. I negozi hanno serrande eternamente calate, rigonfie al’interno, su cui riposa stanca a polvere tra fessura e fessura, giù in basso ala chiusa, tra e pieghedei ucchettidi cui non v’è più a chiave. ’angolodove si vendevano fiori («Prypiat, a cittàdei fiori…» sembra mormori un ricordo, nascostosi al buio) non è che undispacciodi ferraglia ossuta, sciancata, martoriata ed uccisa. Il gran vialedela parata è una crepa spianata, una sola fenditura a ivelo, su cui passa ogni tanto un segnodela vita trascorsa: ora una scheggia,di chissà quale piatto; ora un accio,di chissà quale scarpa; ora una pagina;di chissà quale ibro. A Prypiat a scuola non ha più i suoi studenti; e fabbriche non hanno più gli operai; e caserme non hanno più i oro pompieri. Mancano, a Prypiat, mËstri, guardiani, venditori ambulanti; panettieri, pittori, medici e pasticcieri, infermieri,dipendentidi banca: mancano gli anziani ale panchedei viali; mancano e madri che fanno a spesa; mancano i bimbi, ale altalenedei parchi. A Prypiat manca a vita. Seccatasi nela frazioned’un attimo, a Prypiat manca a vita.dal’una e ventitrèdel 26 aprile 1986, a Prypiatdavvero manca a vita.

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