Lettere al dottor G.. Questo libro nasce dal ritrovamento, dopo più di trent'anni, di una serie di fogli scritti da Alda Merini nel lungo periodo di internamento in ospedale psichiatrico, quasi un decennio a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta. Si tratta di lettere, poesie, pagine di diario indirizzate in gran parte al dottor G, ovvero Enzo Cabrici, il neuropsichiatra che l'aveva presa in cura e che firma la prefazione al volume. L'esperienza del manicomio è stata centrale non solo nell'esistenza, ma anche per l'opera di Alda Merini la quale, dopo essere stata restituita alla sua famiglia e al suo mondo, ha avviato una riflessione sulla vita all'interno dell'istituto che ha prodotto liriche e prose di grande intensità. Le pagine contenute in questo testo - scritte di getto, su suggerimento degli stessi medici - illuminano invece il percorso di Alda Merini nell'intervallo in cui il processo creativo si era interrotto a causa della malattia: la sofferenza angosciosa, gli incubi prodotti dalle pesanti terapie, la nostalgia delle figlie, la gratitudine per i segni d'amore ricevuti da qualche compagno di sventura e soprattutto, la fiducia nell'uomo "dolce e romantico", vestito dal camice bianco, che le ha restituito il dono salvifico della poesia.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788888320021
ISBN-10
8888320024
Titolo
Lettere al dottor G.
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2008
Collana
Pagine
110
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Lettere al dottor G. Tutta a poesiadi Alda Merini in queste pagine, ma soprattutto tutta a sua tristezza, anche un pizzicodi ironia. Si egged’un fiato, almeno per chi non snobba chi ha a tristezza nel cuore e tanta vogliadi essere amata e riconosciuta. Le ettere sono quele che ei ha scritto aldottore che ’ha avuta in cura perdieci anni. ettere in cui ei si aggrappa edichiara questo suo attaccarsi ala persona che vede come ’unica che forse ’ha capita e e vuole bene. É una prosadelicata, in puntadi piedi, tenera. Quelo che midispiace è che sicuramente quele sono parole che ei voleva tenere per sé, o condividere con ildottore ma se non e ha mai spedite forse era suodesiderio non fargliele conoscere (che ui non e abbia ricevute o si egge nela prefazionedove ildottore, ormai ultra novantenne,dichiara a sua non conoscenzadel’esistenzadi quele ettere, o il suo non ricordarsidele stesse). Nele pagine un po’ in prosa un po’ in poesia eidichiara il suo statod’animo, il suo arrabbiarsi per essere statadirottata verso una psicologa, il suo sentirsi abbandonata, il suo aspettarsi una visitadal marito, il suo amare il medico e il suo rattristarsi per a sua ontananza; parladel suo non credere molto nele medicine,di come si sente quando seguedeterminate terapie,di come i suoi amici sono rimasti colpiti positivamentedal’abilitàdel suodottore nel farla uscireda una crisi così profonda. Le sue parole sono un cantodi un’anima che si è spezzata e cerca in tutti i modidi ricostruire il puzzledela propria esistenza. É un ibro triste,dove chi egge sidomanda ma perché si arriva a sentirsi così abbandonatidal mondoda sfociaredentro a pazzia? Cosa è questo mondo che ti isola, ti addita, ti costringe al’isolamento per non soccombere e così facendo ti porta ala rovina? Peccato che non ci sia più, ci avrei fatto ben volentieri una bela chiacchierata.
eccezionale Come al solito eccezionale!semplice,ma intenso,condelicatezza e sensibilitÒ esprime a sua esperienza piu’dolorosa,la poesia a Maria e’di una intensitÒdisarmante mi ha commosso!