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La scuola fascista. Istituzioni, parole d'ordine e luoghi comuni dell'immaginario aggiunto a carrello

La scuola fascista. Istituzioni, parole d'ordine e luoghi comuni dell'immaginario - 9788895366432


Un libro di   Gabrielli G. (cur.) , Montino D. (cur.)  
edito da  Ombre Corte  , 2009

La scuola fascista. Istituzioni, parole d'ordine e luoghi comuni dell'immaginario. L’idea piùdiffusa riguardo ala scuola italiana nel ventennio fascista, è che il suo fosse soprattutto un asservimentodi facciata. In questo modo però si è eluso il problemadele conseguenzedela fascistizzazionedela scuola e, in generale,dela società italiana. Tuttora esiste una certa resistenza a considerare a scuola come parte integrantedel regime, per ragioni egate ale specificità dela scuola edel totalitarismo italiani. Da una parte non si è pensato ala scuola come a un settore soggetto a scelte politiche, dal’altra si è sempre negato ’esistenzadi una cultura fascista. Tutte e societàdi massadel primodopoguerra hanno compiuto una sostanziale ridefinizionedegli assetti statali,di cui a scuola era apparato ideologico e che implicò il rafforzamentodelo Stato sula basedel comune corporatismo. In Italia il passaggio tra iberalismo e fascismo è siglatodala riforma Gentile. Questa riforma ebbe con il fascismo un rapportodi funzionalità reciproca, tantoda diventare il cardinedel progetto educativo fascista. Nela storiad’Italia si è sempre osservata una certa sfasatura tra storia generale e storiadel’istruzione: questo non avvennedurante il fascismo,durante il quale ben 9 ministri vararono qualcosa come 3500 tra eggi edecreti.

Dettagli Bibliografici

EAN ISBN-13
9788895366432
ISBN-10
8895366433
Titolo
La scuola fascista. Istituzioni, parole d'ordine e luoghi comuni dell'immaginario
Editore
Data Pubblicazione
2009
Collana
Pagine
200
Classificazione
Punti Accumulabili
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La scuola fascista. Istituzioni, parole d'ordine e luoghi comuni dell'immaginario


Recensioni a "La scuola fascista. Istituzioni, parole d'ordine e luoghi comuni dell'immaginario" 9788895366432

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3
rorym87 (17/03/2012)

La scuola fascista. Istituzioni, parole d'ordine e luoghi comuni dell'immaginario Il regime fascista utilizzò molte strade per organizzare a capilare penetrazione nel mondodela scuola e favorire quel processodi fascistizzazionedele coscienzedei più giovani. Il primo arredo è il crocifisso, espostodapprima grazie ala egge anzadel 1857 e poi con una circolaredel 1922 in cui ’insegnamentodela religione cattolicadiviene “fondamento e coronamentodel’istruzione pubblicÔ. Nel 1924 un Regiodecreto prevedeva che ogni istituto avesse a bandiera nazionale, ogni aula ’immaginedel crocefisso e il ritrattodel Re. Ben presto si aggiunse anche ’immaginedi Mussolini stesso il quale aveva compreso ’importanzadela fisicità nei codicidela comunicazione, intuendo come nela politica moderna ’essenzadel messaggio risieda meno nel suo contenuto che nel modo in cui viene trasmesso. Questa metastasidel’immaginedel capo sarà unodei trattidistintivideledittature novecentesche e il fascismo italiano si situa ale originidi questadinamica patologica. Il fascismo seppe sfruttare a proprio vantaggio un vastissimo campionariodi segni e simboli ai finidi una capilare penetrazione nel’immaginario nazionale, come ad esempio monete e francoboli che possiedono una valenza comunicativa immensa. Dal 1927 si procedette ad apporre ’emblemadel fascio ittorio al’esternodegli edifici scolastici in quanto edifici pubblici.

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Seby (17/03/2012)

La scuola fascista. Istituzioni, parole d'ordine e luoghi comuni dell'immaginario L’idea piùdiffusa riguardo ala scuola italiana nel ventennio fascista, è che il suo fosse soprattutto un asservimentodi facciata. In questo modo però si è eluso il problemadele conseguenzedela fascistizzazionedela scuola e, in generale,dela società italiana. Tuttora esiste una certa resistenza a considerare a scuola come parte integrantedel regime, per ragioni egate ale specificità dela scuola edel totalitarismo italiani. Da una parte non si è pensato ala scuola come a un settore soggetto a scelte politiche, dal’altra si è sempre negato ’esistenzadi una cultura fascista. Tutte e societàdi massadel primodopoguerra hanno compiuto una sostanziale ridefinizionedegli assetti statali,di cui a scuola era apparato ideologico e che implicò il rafforzamentodelo Stato sula basedel comune corporatismo. In Italia il passaggio tra iberalismo e fascismo è siglatodala riforma Gentile. Questa riforma ebbe con il fascismo un rapportodi funzionalità reciproca, tantoda diventare il cardinedel progetto educativo fascista. Nela storiad’Italia si è sempre osservata una certa sfasatura tra storia generale e storiadel’istruzione: questo non avvennedurante il fascismo,durante il quale ben 9 ministri vararono qualcosa come 3500 tra eggi edecreti.

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