Ritorno a Sion. Breve storia dello Stato di Israele dalle origini a oggi
- 9791256270965
Un libro
di
De Benedetti Claudia
,
David Elber
,
Niram Ferretti
edito da
Marcianum Press
, 2025
Ritorno a Sion. Breve storia dello Stato di Israele dalle origini a oggi. Questo è l'unico libro aggiornato sulla storia dello Stato di Israele. Il popolo ebraico abita la piccola terra fra il Giordano e il Mediterraneo da 3500 anni, senza averla mai abbandonata, anche se in maggioranza costretto all'esilio. I tentativi moderni di rifondarvi uno Stato ebraico risalgono alla seconda metà dell'Ottocento, la legittimità di questo Stato deriva innanzitutto dagli accordi internazionali conclusi alla fine della Prima guerra mondiale che istituirono il Mandato per la Palestina, il cui fine esplicito era la costruzione di una "residenza nazionale" per il popolo ebraico. A partire dal 1920 circa, gli ebrei della Terra di Israele hanno dovuto resistere al terrorismo arabo. Dopo la fondazione del 1948, Israele è stato attaccato in cinque grandi guerre dagli Stati arabi confinanti (1948-49, 1956, 1967, 1973, 2023), ha subito numerose ondate terroristiche interne e attacchi dal Libano e da Gaza, sempre con lo scopo di distruggerlo. La guerra in corso è l'ultimo di questi episodi. Il libro li racconta e spiega il funzionamento della democrazia israeliana, le strategie e i problemi di un piccolo Paese che appassiona e divide l'opinione pubblica.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9791256270965
Titolo
Ritorno a Sion. Breve storia dello Stato di Israele dalle origini a oggi
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2025
Collana
Pagine
216
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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Ritorno a Sion. Breve storia dello Stato di Israele dalle origini a oggi, un falso storico Se si desidera avere una visione scevra da pregiudizi in merito alla storia dello stato di Israele, questo testo sicuramente non è adatto. Ci sono ben poche informazioni che non sono oggetto di propaganda filoisraeliana sui social, il tutto infarcito di errori, pregiudizi e negazionismi. A parte la solita solfa sulla non esistenza della Palestina (pag. 33), una prima mostruosità storica è presente nella denuncia del genocidio degli ebrei, che avrebbe mietuto milioni di vittime, ad opera dei Romani (su una popolazione che poteva essere sullÀ™ordine delle migliaia, non certo dei milioni, vedi pag.29). Si passa quindi ad altre perle: Einstein affascinato dalla costruzione dello stato di Israele (di cui però rifiutò la presidenza), solita identificazione antisionismo/antisemitismo (pag.45), il Gran Muftì (certamente non uno stinco di santo) responsabile maggiore della Nakba (pag. 69), Israele che non avrebbe mai usato il terrorismo come strumento politico o militare (pag. 83), lÀ™Iraq dominato dallÀ™Isis (quando?, pag. 160) e via dicendo. Viene ritenuto invece normale che nella dichiarazione Balfour si sorvolasse sui diritti politici della popolazione araba palestinese, si menzionano i massacri di ebrei sorvolando completamente su quelli compiuti dagli ebrei (pag.75), si ribadisce il diritto legale che gli ebrei hanno di abitare in Cisgiordania (naturalmente indicata come ÜGiudea e SamariaÀ) oltre che nella Striscia di Gaza (pag.90) e si fa del comodo benaltrismo sul fatto che comunità come quella basca, catalana, sarawi e curda non abbiano uno Stato e nessuno dica niente (naturalmente tacendo che le prime due non vengono certo oppresse e hanno un certo grado di autonomia, e per lÀ™ultima la situazione è complessa visto che la comunità curda si trova in 4 Stati diversi). Naturalmente Arafat è responsabile della crescita di Hamas (pag.113, si tace sui finanziamenti di Nethanyau attraverso il Qatar) e si loda lÀ™abbandono del trattato sul nucleare fatto da Obama con lÀ™Iran, grazie sempre al primo ministro israeliano che ha spinto Trump al ritiro. Ciò che però indigna è il messaggio, più o meno sotteso, che cÀ™è nel libro: le colpe sono esclusivamente arabe, Israele ha fatto sempre le cose giuste (anzi, è stata fin troppo buona, ritirandosi ad esempio dal Sinai), i Palestinesi hanno rifiutato qualunque soluzione. Si tace su qualsiasi altra questione: sul protocollo Hannibal applicato il 7 ottobre, sugli arabi israeliani che hanno la cittadinanza ma non la nazionalità , sulla repressione del popolo palestinese e le condizioni di detenzione dei prigionieri. In certi casi il razzismo è evidente: non solo Israele non è responsabile di quanto avvenuto a Sabra e Shatila, ma questo massacro è derubricato ad ÜincidenteÀ (pag. 119), per non parlare dellÀ™uso sprezzante del termine ÜpalestinistaÀ. In pratica un libro di propaganda, non certo di storia.