Un plico anonimo giunge alla redazione parigina della rivista Cisla, contenente pagine che tracciano i confini di un’esistenza votata esclusivamente al proprio annientamento.
Vadim, giovane esule in una Mosca prossima al collasso rivoluzionario, precipita tra i riflessi gelidi della neve e i vapori sintetici di una dipendenza che divora ogni sua facoltà morale e affettiva.
La città appare come un labirinto di strade innevate, dove il protagonista consuma la propria ascesa verso il nulla tra appartamenti gelidi e fumi opachi.
Cerca la fuga.
Tra le mura domestiche, si trasforma in un figlio cinico capace solo di ferire, mentre nei salotti moscoviti si muove come un seduttore abietto, incapace di sostenere lo sguardo di chiunque tenti di offrirgli una tregua umana. Le sue notti sono dominate dall’ossessione per una sostanza che promette un paradiso artificiale, rivelandosi invece il veicolo perfetto per la propria definitiva dissoluzione spirituale.
La narrazione segue questo pellegrinaggio esistenziale attraverso una prosa che trasforma l’incapacità di amare in un lucido resoconto di nefandezze, dove ogni scelta consapevole si rovescia in una spinta verso il baratro, isolando Vadim in un vuoto incolmabile.
Il riflesso gelido del vetro restituisce solo l'immagine di un uomo che ha smarrito ogni traccia del proprio sentiero.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa russa del primo Novecento.
✔ Appassionati di memorialistica sulla decadenza esistenziale.
Perché è diverso
La natura enigmatica dell'autore, un fantasma letterario mai identificato con certezza, infonde nel testo un'aura di autenticità tormentata. L'opera si distacca dai canoni tradizionali per abbracciare una struttura di pura dissoluzione, dove il protagonista non compie alcuna evoluzione ma si sgretola inesorabilmente sotto il peso della propria psiche.
Dettagli Bibliografici
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