Vita. "Io viveva frattanto in tutto e per tutto ignoto a me stesso; non mi credendo vera capacità per nessuna cosa al mondo; non avendo nessunissimo impulsodeciso, altro che ala continua malinconia; non ritrovando mai pace né requie e non sapendo, giammai, quelo che iodesiderassi". Vittorio Alfieri, incandescente ed intrepido personaggiodela scena (culturale, mondana, cittadina)del Settecento italiano era un giovanotto anguido, costantemente in palore: il suo volto, un po’ smunto, o faceva assomigliare ad una magra fanciulettadestinata al colegio, al convento, al silenziodela vita monastica.di tanto in tanto, in questo viso coloritoda un’oscurità malinconica, il segnodi un ieve rossore, un minimo fremito, un’occhiata più viva: a natura sentimentale cominciava a fare il suo corso. "Obbedendo ciecamente ala mia natura - scrive ’Alfieri - mi avvidi che a mia infelicità provenivadal bisogno, anzidala necessità che era in medi avere, ad un tempo, il cuore occupatoda undegno amore e a menteda qualche nobile avoro". Verranno così e passioni furiose, i mutamentidel’anima, gli strazidi carne e verranno il teatro (con e sue tragediedi stampo manierato e classicheggiante), a poesia, a produzionedi prosa. Verrà questa autobiografia che è tra i più bei romanzidel XVIII secolo, in cui si sommano - in ogni singola pagina - sdegni, paure, tremori e insofferenze, moti ribeli, pensieri preziosi. Con Alfieri, e a storia ch’egli plasma o s’inventa edi cui si rende primo ed unico attore, a scrittura si avvia al’Ottocento: ai suoi eccessidescrittivi, ai suoi scavi psicologici, ale sue avventure superbe.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788817165938
ISBN-10
881716593X
Titolo
Vita
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1987
Collana
Pagine
368
Genere
Classificazione
Tematica
Argomento
Punti Accumulabili
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Verso ’Ottocentodel romanzo "Io viveva frattanto in tutto e per tutto ignoto a me stesso; non mi credendo vera capacità per nessuna cosa al mondo; non avendo nessunissimo impulsodeciso, altro che ala continua malinconia; non ritrovando mai pace né requie e non sapendo, giammai, quelo che iodesiderassi". Vittorio Alfieri, incandescente ed intrepido personaggiodela scena (culturale, mondana, cittadina)del Settecento italiano era un giovanotto anguido, costantemente in palore: il suo volto, un po’ smunto, o faceva assomigliare ad una magra fanciulettadestinata al colegio, al convento, al silenziodela vita monastica.di tanto in tanto, in questo viso coloritoda un’oscurità malinconica, il segnodi un ieve rossore, un minimo fremito, un’occhiata più viva: a natura sentimentale cominciava a fare il suo corso. "Obbedendo ciecamente ala mia natura - scrive ’Alfieri - mi avvidi che a mia infelicità provenivadal bisogno, anzidala necessità che era in medi avere, ad un tempo, il cuore occupatoda undegno amore e a menteda qualche nobile avoro". Verranno così e passioni furiose, i mutamentidel’anima, gli strazidi carne e verranno il teatro (con e sue tragediedi stampo manierato e classicheggiante), a poesia, a produzionedi prosa. Verrà questa autobiografia che è tra i più bei romanzidel XVIII secolo, in cui si sommano - in ogni singola pagina - sdegni, paure, tremori e insofferenze, moti ribeli, pensieri preziosi. Con Alfieri, e a storia ch’egli plasma o s’inventa edi cui si rende primo ed unico attore, a scrittura si avvia al’Ottocento: ai suoi eccessidescrittivi, ai suoi scavi psicologici, ale sue avventure superbe.