Il sole implacabile brucia le zolle secche dove ogni seme piantato sembra destinato a marcire nel palmo della mano.
La famiglia del protagonista abbandona il terreno desertificato per migrare verso sud, incrociando i tumulti sociali del Brasile degli anni Trenta tra il crollo del mercato del caffè e l'ascesa di fanatici e fuorilegge.
Il sentiero verso São Paulo si trasforma in un teatro di polvere e sofferenza, dove la ricerca di un appezzamento da coltivare collide con le ambizioni di potere dei capibastone locali.
La terra esige pegni.
L'ombra del beato Estêvao e la ferocia del cangaçeiro Lucas Avoredo scandiscono il cammino, mentre la fame spinge la famiglia verso la colonizzazione delle terre incolte, una frontiera dove il sangue irriga i solchi destinati alla semina. La scrittura di Amado fonde il dramma quotidiano con le ossessioni di una terra che non concede perdono, intrecciando rivolte contadine e miti arcaici in una epopea rurale brasiliana che scava nel profondo dell'animo contadino. Ogni passo compiuto dai migranti scava un solco invisibile che separa la sopravvivenza dal destino, trasformando il raccolto sperato in una tragedia segnata da riti violenti e scontri di classe inestinguibili.
L'ultimo chicco di caffè marcisce nel fango, sigillando il patto fatale tra l'uomo e la terra traditrice.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa sociale sudamericana.
✔ Appassionati di epopee storiche del Novecento.
Perché è diverso
L'opera abbandona le strutture lineari della cronaca politica per integrare il folklore e il pathos animistico nel dramma dell'emigrazione. La fusione tra la cruda realtà del crollo economico e la dimensione rituale della terra conferisce al racconto una dimensione mitica unica.
Dettagli Bibliografici
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