Il fango del villaggio di campagna macchia le gonne di Catherine Morland mentre la sua mente insegue fantasmi gotici tra rovine immaginarie.
Catherine Morland abbandona la quiete provinciale per le mondanità di Bath, dove incontra Henry Tilney, il pastore che la trascina nell'austera dimora di famiglia.
La ragazza arriva tra le mura di Northanger Abbey caricando ogni ombra e corridoio di oscure cospirazioni domestiche alimentate dai suoi amati testi di finzione.
La realtà tace.
Mr Tilney osserva con ironica pazienza le congetture della giovane, convinto di guidare tra le sale di pietra un'ereditiera dotata di sostanze, mentre lei proietta le logiche del brivido su banali convenzioni sociali e incomprensioni matrimoniali. La decostruzione della fantasia vittoriana si compie nello scontro quotidiano con la noia di un ambiente che rifiuta di piegarsi alle trame drammatiche attese, costringendo Catherine a una revisione forzata della propria percezione del mondo.
Le stanze antiche celano solo silenzio e polvere, frantumando le aspettative di un destino eroico tra le pieghe di una vita borghese che richiede, invece, una maturità priva di scenografie letterarie.
L'eco dei passi di Catherine nei corridoi deserti dell'abbazia sancisce il naufragio definitivo delle sue fantasie di carta.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa inglese del primo Ottocento.
✔ Appassionati di classici della satira sociale.
Perché è diverso
L'opera ribalta le convenzioni del periodo utilizzando la parodia per smascherare l'inadeguatezza dell'immaginario romanzesco applicato alla vita reale. La costruzione narrativa isola la protagonista in una tensione costante tra l'illusione gotica e la banalità della quotidianità sociale.
Dettagli Bibliografici
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