Un battito di ciglia separa l'entusiasmo cieco della divisa dal silenzio innaturale delle trincee di Verdun.
Simon Paulin, piccolo borghese di provincia, attraversa il naufragio bellico del 1919 per approdare, tra macerie fisiche e morali, a un'inattesa conversione umanitaria.
Le lettere ingiallite nel taschino della giubba sporca di fango rievocano ancora le promesse svanite di un patriottismo ormai svuotato di ogni significato. L'orrore si manifesta nel ronzio costante delle mosche sopra i corpi abbandonati lungo la linea del fronte.
Tutto è cambiato.
La disillusione si intreccia con i ricordi di una giovinezza bruciata prematuramente, mentre tra i riflessi scuri di stanze soffocanti affiorano le tracce di una sensualità febbrile. Paulin osserva la propria trasformazione riflessa in uno specchio incrinato, cercando di dare un ordine logico ai frammenti di un'esistenza che rifiuta di piegarsi alla cieca obbedienza dei comandi militari. Lungo il percorso di questa maturazione antimilitarista nel cuore della Francia, egli scopre che la negazione della violenza è l'unico atto di resistenza capace di definire l'identità del singolo. Tra queste pagine si consuma una presa di coscienza dell'assurdità del nazionalismo che riduce le ambizioni dell'uomo a puro fumo di polvere da sparo.
La consapevolezza di Simon si cristallizza nel momento esatto in cui il suo sguardo smette di cercare la gloria per posarsi finalmente sul vuoto lasciato dal conflitto.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa francese del primo Novecento.
✔ Chi segue la letteratura di impegno civile europeo.
Perché è diverso
Il testo fonde la durezza della militanza politica con l'estetica torbida e decadente tipica della produzione dell'autore. Questa struttura narrativa intreccia la cronaca bellica con una ricerca introspettiva che non cerca eroismi, ma esclusivamente la nuda verità dell'individuo.
Dettagli Bibliografici
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