Il crepitio del meccanismo del flobert rompe il silenzio della stanza, segnando l'istante in cui la vita domestica cessa di esistere.
Eugenio Barisoni ripercorre l'ossessione giovanile per la caccia, un richiamo che lo trascina lontano dai doveri scolastici verso una solitaria dedizione tra le persiane di casa.
La polvere della bottega dell'armaiuolo segna il confine tra la quiete familiare e una irrefrenabile attrazione per la vita selvatica.
Resto senza fiato.
Il richiamo dei cacciatori veterani si trasforma in una fuga necessaria tra boschi e appostamenti, dove il peso del carniere diventa l'unico trofeo capace di dare senso alle giornate.
Si consuma così una metamorfosi profonda tra i tetti, inseguendo topi e pipistrelli in una guerra privata che isola il protagonista da ogni schema sociale prestabilito.
L'identità si ricompone tra le ombre, trasformando il ragazzo in una figura che vive per la caccia col flobert, indifferente a ogni altra forma di esistenza o legame di sangue.
Il calcio del fucile poggiato alla spalla resta l'unica costante che separa le dita stanche dal vuoto lasciato dalla famiglia.
Per chi è
✔ Lettori di memorie autobiografiche di inizio secolo.
✔ Appassionati di narrativa legata alla vita venatoria.
Perché è diverso
La narrazione abbandona le convenzioni del racconto di formazione per immergersi in una monomania carnale. La struttura segue il progressivo distacco dalla realtà civile, trasformando un oggetto meccanico in un'estensione identitaria che ridefinisce lo spazio vissuto.
Dettagli Bibliografici
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