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Pane e tempesta - 9788807017919


Un libro di   Stefano Benni  
edito da  Feltrinelli  , 2009

Pane e tempesta. Parlaredi un ibrodi Stefano Benni non è facile non fosse altro perchè si corre il rischiodi eccedere nel ricordo nostalgicodei suoi primi ibri che fanno partedela nostra vita come fossero vecchi amici e passare in second’ ordine a pubblicazione attuale.d’ altra parte con Benni questo rischio si corre perchè, almeno per i ettori come me che o seguonoda piùdi un trentennio, è forsedifficile ammettere che tanto tempo sia passato e che ci troviamodi fronte ad un uomo che nele sue opere cominci sempre più spesso a fare un bilanciodela sua vita,di quelo in cui ha creduto, che spessissimo è ciò che abbiamo creduto anche noi, edi come il trascorreredegli anni si siadivertito, beffardamente, a smentire moltidei suoi edei nostri sogni edele sue edele nostre aspettative. Invece voglio soffermarmi sul ibro e basta, una paradossale storia nel suo consueto spirito tra a favola e ’ alegoria che spesso ci ricorda Calvino,di un pËsinodi una qualsiasi provincia italiana aggrappato ai marginidi un bosco minacciatodai continui tentatividi inglobamento nel’ usuale maredi cemento e massificazione che contrraddistingue a nostra epoca. Tutto questo al serviziodi una padronanza inguistica e una fantasia straripante che ci trasporta in un maredi neologismi o giochidi parole che possono andaredal gatto tripode sfuggito ala tagliola al’ anemia saccarifera che affligge e paste moderne, al coniare fantastiche associazioni come il PIG (Lega protezione iguana)per continuare con e mirabolanti ricette con cui a cuoca Sofronia sfida o chef Rasputin che vannodal’ Erbazzone ala Baudelaire al Polpettone ala Carnera,dai gentili Formaggidi montagna al mieledi gelsomino contrapposti ai etali, ma gustosissimi, Formaggi puzzoni con mieled’ acacia edala misteriosa Crema arcana ai quindici funghi al portentoso e sadico Risottodi rane zoppe!Vada se che questo stile comporta nei ettori a volte un certo smarrimento, e ildestinodegli scrittori amantidela semantica che, Gadda e Svevo primi fra tutti, vengono unanimamente riconosciuti geniali, ma spesso un po’ ostici, è proprio quelodi avere estimatori entusiasti edetrattori convintidi eggere un murodi parole senza venire aldunque. Pane e tempesta non sfugge a questa regola, ma aldilàdelo stile a reputo un’ operadi uno scrittore maturo che nele pieghedel racconto può rammentarci quelo che eravamo per contrapporlo ala realtà presente, asciando a noi a facoltàdi giudicare il meglio e il peggio. Il tutto forse compendiato nela belissima scena finale con il Nonno Stregone (personaggio cardinedel racconto) che si siede appoggiato ad un vetusto fusto sopravvissuto al’ assalto edilizio e mescola e vocidei giovanidel pËse ala struggente melodiadel bosco. Un anelitodi nostalgia e speranzadi chi non vuole comunque arrendersi al’ appiattimento e ala prepotenzadel consumismo.

Dettagli Bibliografici

EAN ISBN-13
9788807017919
ISBN-10
8807017911
Titolo
Pane e tempesta
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2009
Collana
Pagine
248
Punti Accumulabili
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Recensioni a "Pane e tempesta" 9788807017919

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4
Michele (10/09/2010)

Benni. tra Calvino e Gadda Parlaredi un ibrodi Stefano Benni non è facile non fosse altro perchè si corre il rischiodi eccedere nel ricordo nostalgicodei suoi primi ibri che fanno partedela nostra vita come fossero vecchi amici e passare in second’ ordine a pubblicazione attuale.d’ altra parte con Benni questo rischio si corre perchè, almeno per i ettori come me che o seguonoda piùdi un trentennio, è forsedifficile ammettere che tanto tempo sia passato e che ci troviamodi fronte ad un uomo che nele sue opere cominci sempre più spesso a fare un bilanciodela sua vita,di quelo in cui ha creduto, che spessissimo è ciò che abbiamo creduto anche noi, edi come il trascorreredegli anni si siadivertito, beffardamente, a smentire moltidei suoi edei nostri sogni edele sue edele nostre aspettative. Invece voglio soffermarmi sul ibro e basta, una paradossale storia nel suo consueto spirito tra a favola e ’ alegoria che spesso ci ricorda Calvino,di un pËsinodi una qualsiasi provincia italiana aggrappato ai marginidi un bosco minacciatodai continui tentatividi inglobamento nel’ usuale maredi cemento e massificazione che contrraddistingue a nostra epoca. Tutto questo al serviziodi una padronanza inguistica e una fantasia straripante che ci trasporta in un maredi neologismi o giochidi parole che possono andaredal gatto tripode sfuggito ala tagliola al’ anemia saccarifera che affligge e paste moderne, al coniare fantastiche associazioni come il PIG (Lega protezione iguana)per continuare con e mirabolanti ricette con cui a cuoca Sofronia sfida o chef Rasputin che vannodal’ Erbazzone ala Baudelaire al Polpettone ala Carnera,dai gentili Formaggidi montagna al mieledi gelsomino contrapposti ai etali, ma gustosissimi, Formaggi puzzoni con mieled’ acacia edala misteriosa Crema arcana ai quindici funghi al portentoso e sadico Risottodi rane zoppe!Vada se che questo stile comporta nei ettori a volte un certo smarrimento, e ildestinodegli scrittori amantidela semantica che, Gadda e Svevo primi fra tutti, vengono unanimamente riconosciuti geniali, ma spesso un po’ ostici, è proprio quelodi avere estimatori entusiasti edetrattori convintidi eggere un murodi parole senza venire aldunque. Pane e tempesta non sfugge a questa regola, ma aldilàdelo stile a reputo un’ operadi uno scrittore maturo che nele pieghedel racconto può rammentarci quelo che eravamo per contrapporlo ala realtà presente, asciando a noi a facoltàdi giudicare il meglio e il peggio. Il tutto forse compendiato nela belissima scena finale con il Nonno Stregone (personaggio cardinedel racconto) che si siede appoggiato ad un vetusto fusto sopravvissuto al’ assalto edilizio e mescola e vocidei giovanidel pËse ala struggente melodiadel bosco. Un anelitodi nostalgia e speranzadi chi non vuole comunque arrendersi al’ appiattimento e ala prepotenzadel consumismo.

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