Il sibilo incessante del torrente che si infrange contro le pareti rocciose soffoca ogni tentativo di dialogo nella soffitta di Höller.
Roithamer, docente di scienze naturali, ha eretto un cono perfetto nel cuore della foresta di Kobernausserwald, un’architettura che ha consumato ogni sua risorsa vitale prima di condurlo al gesto definitivo.
La cattedra di Cambridge appare ormai lontana, sostituita dal rigore ossessivo di carte ingiallite e correzioni infinite nascoste tra le travi di legno del rifugio isolato. L'imbalsamatore osserva i manoscritti lasciati in eredità mentre il narratore tenta di ricostruire le tracce del defunto scienziato attraverso la costruzione del cono nel Kobernausserwald.
Tutto finisce qui.
La sorella rimane il fulcro invisibile di questo disegno utopistico, un legame che trasforma ogni misura geometrica in un atto di pura devozione nichilista nel pieno di una natura ostile nel Kobernausserwald. Le parole di Roithamer perdono consistenza man mano che la scrittura si frammenta sotto l’incalzare di una revisione che non ammette più alcun margine di errore umano o logico.
L'ultima riga del manoscritto resta sospesa, indelebile traccia di una mente che ha preteso di correggere la propria intera esistenza.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa mitteleuropea del Novecento.
✔ Appassionati di introspezione filosofica radicale.
Perché è diverso
La struttura narrativa annulla la distinzione tra autore, protagonista e voce narrante, trasformando il testo in una spirale di ossessioni che coincidono con l'architettura stessa del cono. L'ambientazione estrema del Kobernausserwald non fa da sfondo, ma interagisce con il ritmo ossessivo della prosa, rendendo la scrittura il vero strumento di autodistruzione del personaggio.
Dettagli Bibliografici
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