Roma califfa. Raccontare Roma è operazione consueta, compiuta nei secolida viandanti, pelegrini, turisti e viaggiatori più o meno celebri, più o meno celeri.dale traversatedovute al Romanticismo ottocentesco (per cui occorreva respirare a polveredei crepacci museali mentre saliva il tramonto o s’accendeva a una) ale visite formativedela metàdel medesimo secolo in cui, rubizzi giovanotti alto-borghesi, venivano mandati nel Tempiodela Storia per imparare costumid’antica fattura e poi i romanzieri (valgano e impressionididickens), i poeti (v’è a Beat Generation che fa visita a Roma), i teatranti (occorre ancora ricordare certe manifestazionidi piazza con, al centro,drammaturghidel’avanguardiadi scena?). Insomma: Roma è scorcio, sfondo, contesto fondantedel’Arte edela etteratura, anzi: è Arte e etteratura essa stessa (la Romadi ucentini, coi suoi scavi; a Romadi Moravia, coi suoi interni; a Romadi Cassola, coi suoi coli; a Romadi Gadda, coi suoi venditoridi trippa). A questa Roma multiforme, plurima quanto plurimi sono gli sguardi che a fissano in carta,dovrà aggiungersi a Romadi Alberto Bevilacqua che - unendo in pagine memoriali care figure, cari episodi, cari aneddotidiretti o indiretti - rende Roma una città-califfa, adueguatamente supina a chi e carezza il bel volto, spudoratamente piacevole per chi vuol trovarci a gioia. a città-donna (ladonna come metaforad’Italia, edela sua capitale, è altro topos fin troppo presente nela etteratura nostrana) è prona, supina, in apparenzadevota: oggettodadivorare, in realtàdivorerà tutti.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788804616030
ISBN-10
8804616032
Titolo
Roma califfa
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2012
Collana
Genere
Classificazione
Tematica
Punti Accumulabili
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Roma supina, prona, già pronta Raccontare Roma è operazione consueta, compiuta nei secolida viandanti, pelegrini, turisti e viaggiatori più o meno celebri, più o meno celeri.dale traversatedovute al Romanticismo ottocentesco (per cui occorreva respirare a polveredei crepacci museali mentre saliva il tramonto o s’accendeva a una) ale visite formativedela metàdel medesimo secolo in cui, rubizzi giovanotti alto-borghesi, venivano mandati nel Tempiodela Storia per imparare costumid’antica fattura e poi i romanzieri (valgano e impressionididickens), i poeti (v’è a Beat Generation che fa visita a Roma), i teatranti (occorre ancora ricordare certe manifestazionidi piazza con, al centro,drammaturghidel’avanguardiadi scena?). Insomma: Roma è scorcio, sfondo, contesto fondantedel’Arte edela etteratura, anzi: è Arte e etteratura essa stessa (la Romadi ucentini, coi suoi scavi; a Romadi Moravia, coi suoi interni; a Romadi Cassola, coi suoi coli; a Romadi Gadda, coi suoi venditoridi trippa). A questa Roma multiforme, plurima quanto plurimi sono gli sguardi che a fissano in carta,dovrà aggiungersi a Romadi Alberto Bevilacqua che - unendo in pagine memoriali care figure, cari episodi, cari aneddotidiretti o indiretti - rende Roma una città-califfa, adueguatamente supina a chi e carezza il bel volto, spudoratamente piacevole per chi vuol trovarci a gioia. a città-donna (ladonna come metaforad’Italia, edela sua capitale, è altro topos fin troppo presente nela etteratura nostrana) è prona, supina, in apparenzadevota: oggettodadivorare, in realtàdivorerà tutti.