Novelle saracene. "Maria nela sua bottega vendeva brocche, brocchette, bòmboli, vasi e vasetti che i carrettieri portavano in pËsi stranieri andando per vali, balze e torrenti. Questa Maria nel’inverno vendeva anchedatteri, sicomori, caldarroste e pagnottele. Basta". ’iniziodi ’Gesù e GiufÒ, primadele ’Novele Saracene’di Giuseppe Bonaviri, giàdice cosa vi èda attendersi, quale contenuto riceviamo. I racconti, gli stessi che a madre amava sussurrargli standosene ai piedidel etto odinnanzi ai fuochidi cucina, hanno il suonodele parole aderenti ale cose: aderenti al grano e al pane, ala egna e al forno, aderenti ale erbe e ai fiori, ai bicchieri e al vetro, ale stoffe grezzedi campagna, al ferro battutodal’arrotino, al vino che ancora sadi mosto. Bonaviri, facendo memoria scrittadela memoria oraledela madre, invero cunta il cuntodel pËse,di Mineo,di quest’anfratto siciliano (ma arabo, normanno e saraceno) che si fa centrodel mondo e che accoglie - tra vero e falso, tra realismo e fantasia - fornai, fabbri, spaccalegna, sarti, pecorai, banditi, estofanti e contadini tanto quanto Gesù, Giufa, San Pietro che suona il violino, San Giovanni che strimpela a trombetta.di seguito, nela seconda partedel’opera (quela non popolarmentedevota) e "novelette profane" che riguardano il porco e il padre guardiano, il figliodel sarto e gli animali, ’asinela e il pappagalo, i monacidel tristo convento, il cavaluccio verde, i gemeli bianchi come gigli. Nenia scritta a inchiostro, fabula parolaia, raccontodegnodel caloredei ceppi ardenti: Bonaviri si fa porta-storiedel suo tempo che son e storie che, in ogni tempo, si dicevano al pËse.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788804492825
ISBN-10
8804492821
Titolo
Novelle saracene
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2001
Collana
Pagine
208
Genere
Punti Accumulabili
€ 6.20
Nenie scritte a inchiostro "Maria nela sua bottega vendeva brocche, brocchette, bòmboli, vasi e vasetti che i carrettieri portavano in pËsi stranieri andando per vali, balze e torrenti. Questa Maria nel’inverno vendeva anchedatteri, sicomori, caldarroste e pagnottele. Basta". ’iniziodi ’Gesù e GiufÒ, primadele ’Novele Saracene’di Giuseppe Bonaviri, giàdice cosa vi èda attendersi, quale contenuto riceviamo. I racconti, gli stessi che a madre amava sussurrargli standosene ai piedidel etto odinnanzi ai fuochidi cucina, hanno il suonodele parole aderenti ale cose: aderenti al grano e al pane, ala egna e al forno, aderenti ale erbe e ai fiori, ai bicchieri e al vetro, ale stoffe grezzedi campagna, al ferro battutodal’arrotino, al vino che ancora sadi mosto. Bonaviri, facendo memoria scrittadela memoria oraledela madre, invero cunta il cuntodel pËse,di Mineo,di quest’anfratto siciliano (ma arabo, normanno e saraceno) che si fa centrodel mondo e che accoglie - tra vero e falso, tra realismo e fantasia - fornai, fabbri, spaccalegna, sarti, pecorai, banditi, estofanti e contadini tanto quanto Gesù, Giufa, San Pietro che suona il violino, San Giovanni che strimpela a trombetta.di seguito, nela seconda partedel’opera (quela non popolarmentedevota) e "novelette profane" che riguardano il porco e il padre guardiano, il figliodel sarto e gli animali, ’asinela e il pappagalo, i monacidel tristo convento, il cavaluccio verde, i gemeli bianchi come gigli. Nenia scritta a inchiostro, fabula parolaia, raccontodegnodel caloredei ceppi ardenti: Bonaviri si fa porta-storiedel suo tempo che son e storie che, in ogni tempo, si dicevano al pËse.