Il vapore denso dei fumaioli si mescola alla nebbia salmastra, oscurando i profili di una vecchia nave da carico.
Un giovane s'imbarca casualmente da Marina di Carrara verso Istanbul, ignaro che la rotta tracciata dal capitano punti verso l'isola sommersa di Ferdinandea.
L'albero maestro scricchiola sotto il peso di una traversata dominata dall'ossessione per una terra mitica che svanisce tra le onde. I sette uomini d'equipaggio scrutano un orizzonte immobile mentre il capitano insegue con lucida follia la ricerca dell'isola Ferdinandea, convinto che ogni rotta debba concludersi nel ventre abissale del Mediterraneo.
Tutto finisce nell'acqua.
Il battello prosegue nel suo isolamento forzato, diventando il palcoscenico di una traversata mediterranea anni Trenta segnata da presagi inquietanti. Il protagonista osserva le carte nautiche sgualcite, cercando di decifrare il legame tra il relitto di ferro e l'invisibile lembo di terra che attende il loro arrivo. Ogni incertezza si dissolve nel momento in cui la sagoma del fondale muta colore, rivelando un destino che trascende la semplice navigazione mercantile e trascina i marinai verso un epilogo mai confessato, rimasto impresso nel bianco e nero di una singola, tormentata fotografia.
Il riflesso dello specchio di poppa mostra solo il vuoto lasciato da un equipaggio che non ha mai fatto ritorno al porto.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa marinara d'epoca.
✔ Appassionati di racconti ambientati negli anni Trenta.
Perché è diverso
La narrazione fonde la cronaca marittima con una dimensione metafisica legata al mito dell'isola Ferdinandea. La struttura scardina il resoconto di viaggio tradizionale per concentrarsi sul perturbante legame tra la memoria fotografica e la scomparsa definitiva in mare.
Dettagli Bibliografici
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