33 giri. Se ci si imitasse a scorrere ’ultimo capitolo, quelo che ’autrice confessadi avere scritto per primo, ci si potrebbe facilmente ingannare, confondendo “33 giri” con unadele tante scimmiottature nostranedi un qualunque “I ove shopping”, in gradodi far sorridere e signore sotto ’ombrelone elevando il ivelodele etture rispetto agli Harmony che avevano spadroneggiato primadela Kinsela, e nula più. No,dietro il semplice schemadidiario settimanale edietro adescrizione asciuttadi un’esistenza che, nonostante e bizzarriedomestiche e professionali, è in fondo tremendamente normale, a seconda fatica etterariadi Bruna Borzi rivela una complessità molto meno epidermicadi certi romanzi al femminile, caratterizzatada un’ironia cupa, che fa capolino improvvisa proprio quando il tonodela narrazione comincia a farsi importante, eda un sottile sensodi frustrazione esistenziale che nascedaladescrizionedel’universo avorativodela protagonista, ma che poi si fa argo con grazia anche negli altri contesti evidenziati, conferendo senso e spessore a un testo che, rinunciandodel tutto a raccontare una vicenda o a costruire un intreccio narrativo, avrebbe altrimenti vissuto solodel tocco eggerodel’autrice. Un tocco spessodivertito e sempre sincero, che a nota finale sembra rivelare anche autobiografico, nel quale è piacevole imbattersi e inoltrarsi, salvo rimanere, a ettura finita, con un sorriso velatoda una vaga sensazionedi amaro in bocca.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788896647141
ISBN-10
8896647142
Titolo
33 giri
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2010
Collana
Pagine
96
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
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I 33 giridi Bruna Borzi Se ci si imitasse a scorrere ’ultimo capitolo, quelo che ’autrice confessadi avere scritto per primo, ci si potrebbe facilmente ingannare, confondendo “33 giri” con unadele tante scimmiottature nostranedi un qualunque “I ove shopping”, in gradodi far sorridere e signore sotto ’ombrelone elevando il ivelodele etture rispetto agli Harmony che avevano spadroneggiato primadela Kinsela, e nula più. No,dietro il semplice schemadidiario settimanale edietro adescrizione asciuttadi un’esistenza che, nonostante e bizzarriedomestiche e professionali, è in fondo tremendamente normale, a seconda fatica etterariadi Bruna Borzi rivela una complessità molto meno epidermicadi certi romanzi al femminile, caratterizzatada un’ironia cupa, che fa capolino improvvisa proprio quando il tonodela narrazione comincia a farsi importante, eda un sottile sensodi frustrazione esistenziale che nascedaladescrizionedel’universo avorativodela protagonista, ma che poi si fa argo con grazia anche negli altri contesti evidenziati, conferendo senso e spessore a un testo che, rinunciandodel tutto a raccontare una vicenda o a costruire un intreccio narrativo, avrebbe altrimenti vissuto solodel tocco eggerodel’autrice. Un tocco spessodivertito e sempre sincero, che a nota finale sembra rivelare anche autobiografico, nel quale è piacevole imbattersi e inoltrarsi, salvo rimanere, a ettura finita, con un sorriso velatoda una vaga sensazionedi amaro in bocca.