Il legno della nave scricchiola sotto il peso di una rotta tracciata verso l'ignoto.
Ugolino, esule dalle terre europee, si unisce alla spedizione di Sebastiano Caboto nel XVI secolo per scoprire un nuovo radicamento esistenziale tra le Indie Occidentali.
Il ponte della nave carica di incertezze separa Ugolino dalla sua terra d'origine ormai perduta per sempre. La traversata atlantica si trasforma in una lenta mutazione del pensiero, mentre il profilo delle coste lontane sfida ogni certezza cartografica del Vecchio Mondo.
Orizzonti mai visti prima.
Le foreste delle Indie Occidentali accolgono il giovane in una convivenza con gli indios che impone un radicale capovolgimento delle abitudini. La traversata con Sebastiano Caboto non resta soltanto una cronaca di viaggio, ma diventa un esercizio di comprensione di un'umanità che parla una lingua estranea. Ogni gesto quotidiano tra la fitta vegetazione esige di abbandonare le vecchie categorie, permettendo a Ugolino di abitare uno spazio dove la natura prevale su ogni convenzione europea consolidata da secoli di pregiudizi.
L'eco di una terra sconosciuta sostituisce definitivamente il silenzio lasciato dal passato.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa storica di viaggio.
✔ Chi segue le opere sulla migrazione culturale.
Perché è diverso
La narrazione fonde l'esperienza storica del XVI secolo con una riflessione filosofica sulla lingua come patria. La costruzione del protagonista integra il distacco geografico con la trasformazione identitaria, evitando il registro epico a favore di una parabola esistenziale intima.
Dettagli Bibliografici
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