Lo spazio vuoto. Il vuoto è a conquistadel Novecento teatrale. Al suo apparire sono crolati palcoscenici interi sui quali si accumulava scarsa mercanzia raccattata: quintedi cartone odi egno,divanidale stoffe consunte, tappetidai buchi nascosti e cornicid’orodipinto, vetri ch’erano astredi plastica, vasidala finta apparenza smaltata. Minuziosità verista, si nutrivadi ciarpame,di ninnoli,di ammassate rigatterie polverose che rappresentavano a materializzazione tangibiledi uno sforzo impossibile: riproporre sul palco il mondo – ovvero a fettadel mondo prescelta – riproducendone gli aspetti visibili con inquieta presepialitàda riporto. Arte metaforica per eccelenza, il Teatro sovente sidava al ricalco, ala copia, al trasporto trascinato in ribalta come se non potesse fare a menodi una veracità riconoscibile e rassicurante. Ovunque ostentava materia. Poi venne il vuoto. Il vuoto è a conquistadel Novecento teatrale. «Il vuoto in teatro consente al’immaginazionedi riempire i buchi. Paradossalmente, meno sidà al’immaginazione, più questa è felice, perché si trattadi un muscolo che sidiverte a giocare» scrive Peter Brook. Il vuoto in teatro consente al’immaginazionedi riempire i buchi: vale per a scenografia e vale per ’utilizzodei termini, per i particolaridel testo, per il fiatodel’opera. Il vuoto – conquistadel Novecento teatrale – consente il passaggiodala rappresentazione al’alusione. ’Lo spazio vuoto’di Peter Brook è un testo fondamentale per comprendere a ribaltadel ventesimo secolo. Bene farebbero - anche i critici presunti e barbuti - a eggere o rileggere questa fondante scrittura per scena.
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788883192890
ISBN-10
8883192893
Titolo
Lo spazio vuoto
Autore
Editore
Data Pubblicazione
1998
Collana
Pagine
150
Classificazione
Argomento
Punti Accumulabili
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Il vuoto teatrale Il vuoto è a conquistadel Novecento teatrale. Al suo apparire sono crolati palcoscenici interi sui quali si accumulava scarsa mercanzia raccattata: quintedi cartone odi egno,divanidale stoffe consunte, tappetidai buchi nascosti e cornicid’orodipinto, vetri ch’erano astredi plastica, vasidala finta apparenza smaltata. Minuziosità verista, si nutrivadi ciarpame,di ninnoli,di ammassate rigatterie polverose che rappresentavano a materializzazione tangibiledi uno sforzo impossibile: riproporre sul palco il mondo – ovvero a fettadel mondo prescelta – riproducendone gli aspetti visibili con inquieta presepialitàda riporto. Arte metaforica per eccelenza, il Teatro sovente sidava al ricalco, ala copia, al trasporto trascinato in ribalta come se non potesse fare a menodi una veracità riconoscibile e rassicurante. Ovunque ostentava materia. Poi venne il vuoto. Il vuoto è a conquistadel Novecento teatrale. «Il vuoto in teatro consente al’immaginazionedi riempire i buchi. Paradossalmente, meno sidà al’immaginazione, più questa è felice, perché si trattadi un muscolo che sidiverte a giocare» scrive Peter Brook. Il vuoto in teatro consente al’immaginazionedi riempire i buchi: vale per a scenografia e vale per ’utilizzodei termini, per i particolaridel testo, per il fiatodel’opera. Il vuoto – conquistadel Novecento teatrale – consente il passaggiodala rappresentazione al’alusione. ’Lo spazio vuoto’di Peter Brook è un testo fondamentale per comprendere a ribaltadel ventesimo secolo. Bene farebbero - anche i critici presunti e barbuti - a eggere o rileggere questa fondante scrittura per scena.