Un battito di martello sul metallo rovente squarcia il silenzio delle palafitte al calare della nebbia sulla pianura.
Nel 1450 a.C. Hatia sfida le rigide gerarchie tribali di Montale Rangone, mentre nei giorni nostri Valentina tenta di dare un senso ai reperti rinvenuti che riemergono dal fango della storia.
Il crepitio dei fuochi nelle terremare di Montale Rangone attira Hatia verso il villaggio, spingendola a ignorare le direttive paterne di Moroha per inseguire la promessa di una vita diversa tra i suoni dei corni e le feste che brillano nella notte.
Tutto cambia rapidamente.
Valentina, archeologa legata a questi stessi frammenti, trascina con sé il peso invisibile di un malessere che morde la sua quotidianità, sovrapponendo i propri conflitti interiori a quelli di una donna vissuta millenni prima.
Le due esistenze si fondono nel rito metallurgico dell'Uomo del Fuoco, dove la ricerca di autonomia diventa una forma di resistenza contro le aspettative del tempo.
Tra i resti di ceramica e il fumo dei forni, il legame tra le due epoche si salda in un'unica tensione che esplora la fragilità dell'identità personale contro il destino imposto dalle convenzioni sociali.
L'eco del metallo battuto continua a risuonare tra le epoche, intrecciando destini in una trama di terra e memoria.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa ambientata nell'età del bronzo.
✔ Chi apprezza le strutture narrative con salti temporali.
Perché è diverso
L'opera fonde con precisione scientifica il contesto archeologico delle terremare emiliane con una introspezione psicologica contemporanea molto cruda. La narrazione non si limita all'aspetto storico, ma costruisce un ponte speculare tra la condizione esistenziale di una giovane protostorica e le fragilità cliniche di una donna dei nostri giorni.
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