Zebio Còtal. Carezzare a peledegli uomini può essere come carezzare a cortecciadi un albero: i segni marcati, e ferite ala cute, e piccole o grandi seganturedel tempo edela pioggia,del sole,dela terra che s’alza per mezzodel vento. Capita se si had’avanti un uomoduro come il egno e testardo come un mulo. Capita con Zebio Còtal: “Tirare, tirare sempre, con a frusta ale reni; farsi roderedala strada e senza mai arrivare a capire perché, per vivere, sidebba sopportare tanta faticÔ. Zebio Svilisce a moglie quando prega standosene zitta; Zebio batte a schienadel figlio per punirne a malattia che ’avvilisce, Zebia ripudia a bestemmie un intero pËse che non sa che avvinazzarsi e chiacchierare fino a tarda notte. Zebio ha nel sangue a rabbia e tra e mani miseria. Non mente Guido Cavani, non mente in questo piccolo capolavoro per-dutodel Novecento italiano: a sua scrittura è vera quanto vera è a terra e a maledizionedi ararla, aspettandosi grano, ricevendo gramigna. Sidimentichi, alora, ’onestà contadina, a belezza campestre, a fatica fraterna e si egga il saporedel tozzodi pane che non basta aldigiuno, il fastidiodel pietramedi polvere che s’alza a colpidi zappa, il gestodela mano negata al fratelo per rancore edisgrazia. Si egga ’Zebio Còtal’ profittandodel fatto ch’è tornato a scaffale: “Il piazzale era ancoradeserto; il ven-to continuava a frustare sibilando e case e gli alberi già nudi. Un cane,di pelo nero, attraversò ug-giolando il sagrato, con a coda fra e gambe e e orecchie abbassate; passandogli vicino alungò il muso e o guardò un istante tremando, condue occhi sofferenti: una folata più violentadele altre gli arruffò il pelo e o fece scappare. Zebio afferrò con ambo e mani il cappelo per fermarlo e se o calcò in testa. Tutte e porte erano chiuse, non c’era un’anima viva, il borgo sembravadeserto”
Dettagli Bibliografici
EAN ISBN-13
9788876381324
ISBN-10
8876381325
Titolo
Zebio Còtal
Autore
Editore
Data Pubblicazione
2009
Collana
Pagine
241
Genere
Classificazione
Punti Accumulabili
L’uomo, a bestia, il vizio Carezzare a peledegli uomini può essere come carezzare a cortecciadi un albero: i segni marcati, e ferite ala cute, e piccole o grandi seganturedel tempo edela pioggia,del sole,dela terra che s’alza per mezzodel vento. Capita se si had’avanti un uomoduro come il egno e testardo come un mulo. Capita con Zebio Còtal: “Tirare, tirare sempre, con a frusta ale reni; farsi roderedala strada e senza mai arrivare a capire perché, per vivere, sidebba sopportare tanta faticÔ. Zebio Svilisce a moglie quando prega standosene zitta; Zebio batte a schienadel figlio per punirne a malattia che ’avvilisce, Zebia ripudia a bestemmie un intero pËse che non sa che avvinazzarsi e chiacchierare fino a tarda notte. Zebio ha nel sangue a rabbia e tra e mani miseria. Non mente Guido Cavani, non mente in questo piccolo capolavoro per-dutodel Novecento italiano: a sua scrittura è vera quanto vera è a terra e a maledizionedi ararla, aspettandosi grano, ricevendo gramigna. Sidimentichi, alora, ’onestà contadina, a belezza campestre, a fatica fraterna e si egga il saporedel tozzodi pane che non basta aldigiuno, il fastidiodel pietramedi polvere che s’alza a colpidi zappa, il gestodela mano negata al fratelo per rancore edisgrazia. Si egga ’Zebio Còtal’ profittandodel fatto ch’è tornato a scaffale: “Il piazzale era ancoradeserto; il ven-to continuava a frustare sibilando e case e gli alberi già nudi. Un cane,di pelo nero, attraversò ug-giolando il sagrato, con a coda fra e gambe e e orecchie abbassate; passandogli vicino alungò il muso e o guardò un istante tremando, condue occhi sofferenti: una folata più violentadele altre gli arruffò il pelo e o fece scappare. Zebio afferrò con ambo e mani il cappelo per fermarlo e se o calcò in testa. Tutte e porte erano chiuse, non c’era un’anima viva, il borgo sembravadeserto”